Asìa indagata per l’assunzione di 300 operai. Condannata per l’unico non assunto

Il sindaco De Magistris alla sede dell'Asia

Quando il manager della Fiat Sergio Marchionne non reintegrò gli operai della Fiat di Pomigliano, nonostante le sentenze del Tribunale del lavoro, il sindaco Luigi de Magistris si schierò apertamente con i lavoratori. Andò a manifestare davanti ai cancelli della fabbrica, disse che era necessario «arginare l’ondata padronale e neoschiavistica imposta dalla dirigenza Fiat». Evidentemente, ha già dimenticato quella sua presa di posizione, perché in casa sua fa esattamente il contrario. L’Asìa, azienda partecipata del Comune di Napoli che si occupa del ciclo dei rifiuti, infatti, non ottempera ad una sentenza della Corte di Cassazione che ordina di reintegrare un lavoratore nella società. È vero che il sindaco non è l’amministratore di quella azienda, ma ne nomina direttamente il manager e il consiglio di amministrazione con decreti firmati di suo pugno. Il caso è quello di Maurizio Mattielo, l’unico che, inspiegabilmente, non è rientrato nell’infornata di assunzioni con la quale i 1.019 lavoratori impiegati nelle ditte private che si occupavano della raccolta, furono assorbiti dall’Asìa. Era il 2000, da allora ne è nato un lungo contenzioso giudiziario che ha trovato il suo epilogo solo quest’anno, quando la Corte suprema ha rigettato il ricorso degli avvocati dell’Asìa, confermando quanto stabilito in Appello: Mattiello, ex dipendente della “Nuova Spar Ambiente”, deve essere assunto e ricevere tutti gli stipendi arretrati dalla mancata data di assunzione. Gli avvocati del lavoratore più volte hanno sollecitato la società a rispettare quanto stabilito dal giudice senza ottenere alcuna risposta.

La vicenda si inserisce in un quadro molto complesso. I dirigenti della società e lo stesso vicesindaco Tommaso Sodano, infatti, sono indagati sia dalla Procura della Repubblica che dalla Corte dei Conti proprio per l’ultima tranche di assunzioni che rientrano in quello stesso accordo del 2000 e che riguardano anche i 350 operai della Lavajet e della Docks. Contro quelle assunzioni si scagliarono sia l’ex presidente dell’Asìa Raphael Rossi, silurato pochi mesi dopo la sua nomina, che gli ex assessori alla Legalità, Pino Narducci, e al Bilancio, Riccardo Realfonzo, entrambi usciti dalla squadra del sindaco Luigi de Magistris.

Insomma, si è venuto a creare un vero e proprio paradosso: i tribunali mettono sotto inchiesta il Comune per gli operai assunti, e, allo stesso tempo, lo condannano per l’unico non assunto. Il Tribunale del lavoro chiede il reintegro, e la Corte dei Conti afferma che è uno spreco. Ma la sentenza della Corte di Cassazione potrebbe rappresentare un vantaggio per Palazzo San Giacomo per dimostrare la correttezza della scelta delle assunzioni (immaginiamo il costo del reintegro di 300 operai se questo fosse stabilito dal Tribunale del Lavoro). Una carta che, tuttavia, il Comune non ha ancora giocato. Sta di fatto che, su più di mille persone, l’unico davvero penalizzato da questa vicenda resta il povero Mattiello che si ritrova disoccupato e con due figli da mantenere.

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