Il rimpastrocchio che ha cancellato la rivoluzione

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Corsivo pubblicato su il Giornale di Napoli
II rimpasto del sindaco ha cancellato definitivamente la rivoluzione arancione, quella della piazza che libera Napoli dalla vecchia politica, dei pm e dei prefetti a Palazzo San Giacomo, quella dell’acqua pubblica e delle assemblee del popolo, di Robin Hood assessore al Bilancio, ma anche delle politiche radicali per la mobilità. La nuova squadra non ha forma e non ha indirizzo, non c’è nessuna personalità di spicco. Nella squadra di governo entrano tré politici di lungo corso, che c’erano quando c’erano Antonio Bassolino e Rosetta lervolino e che hanno fatto parte integrante del sistema contro il quale de Magistris si è candidato. I vari Lucarelli, Realfonzo, Donati, Tuccillo, Narducci, D’Angelo, lo stesso Esposito, con le loro II rimpastrocchio ha cancellato la rivoluzione idee e con la loro storia, rappresentavano il motore del cambiamento reale o solo immaginato della nuova Giunta. Ognuno, nel proprio ambito, aveva portato idee. Anche le meno concrete davano una caratterizzazione forte all’agenda dell’Amministrazione. Ma tutti sono stati messi alla porta e le deleghe che determinano la politica di indirizzo le ha prese in mano tutte il primo cittadino. E difficile cogliere il senso di queste scelte. Nella vecchia politica si cambiava squadra per ritrovare equilibri e voti in consiglio comunale, in questo caso l’operazione ha sortito l’effetto contrario. Da questo punto di vista, più che un rimpasto quello di de Magistris è un rimpastrocchio: una operazione senza equilibrio, senza strategia e senza neanche fantasia. Sembra che a prevalere sia stato, ancora una volta, l’egocentrismo dell’ex pm che non ha indugiato a scaricare le responsabilità degli errori e a fagocitare e fare sue le idee che ognuno ha portato.

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