Le favelas napoletane? Accanto all’aeroporto

favelas

Un villaggio di baracche e rifiuti abitato da circa 600 anime, da cani randagi e topi. Si vive come in una grande discarica selezionando e bruciando cavi di gomma per ricavare il cosiddetto “oro rosso”, il rame rubato alle Ferrovie. Si riciclano pezzi di auto ricettate e tutto quello che dai cassonetti può tornare alla strada. Non è una baraccopoli di San Paolo del Brasile, sono le favelas napoletane e si trovano proprio a ridosso dell’aeroporto di Capodichino: in via del Riposo, al confine tra la Settima e la Quarta Municipalità, tra Secondigliano e Poggioreale.
Il campo è abitato dai nomadi. Negli anni l’area è diventata sempre più grande, anche perché qui hanno trovato spazio i rom sgomberati da viale Umberto Maddalena e dalla zona della Circumvallazione di Casoria. Ma il villaggio, come una massa cancerosa, diventa ogni giorno più grande. Ai confini vengono depositati gli scarti dell’enorme mole di immondizia che arriva ogni giorni in via del Riposo e su quegli scarti vengono costruite nuove baracche in legno, lamiere, plexiglass, cartone, amianto e qualsiasi materiale possa essere utilizzato per costruire un misero tetto. Inutile parlare di servizi igienici, per urinare e per tutto il resto basta andare ai confini del campo tra odori che farebbero vomitare chiunque. Ma i nomadi che vivono nelle favelas odori non ne sentono più, il loro polmoni sono massacrati dai fumi tossici che vengono sprigionati dai roghi per ricavare il rame dai cavi elettrici. Un’attività che si svolge 24 ore su 24 e che infesta l’aria dell’intero quartiere. I cittadini non ne possono più, e le loro denunce, da anni, restano lettera morta.
Non è una vergogna che si può nascondere. La baraccopoli si trova proprio accanto all’aeroporto di Capodichino e lo scalo napoletano è invaso ogni giorno da accattoni che chiedono l’elemosina ai turisti. Non è il miglior benvenuto per chi arriva in una città, è come dire: “Immaginavate una città misera? L’avete trovata”.
«Sono anni che denunciamo questo scempio – afferma Giuseppe Grazioso, consigliere della VII Municipalità e presidente dell’associazione “Città senza periferie” -, ma il Comune non se ne interessa. È venuta l’Asl più volte e ha presentato un dossier alla Procura della Repubblica, ma la salute pubblica non sembra interessare neanche alla magistratura. Eppure – afferma Grazioso – questo villaggio rappresenta una vera e propria emergenza sia per chi ci vive, in condizioni disumane, sia per la gente del quartiere: una bomba ecologica tra due quartieri molto popolosi. Senza contare l’enorme danno all’immagine per la città. Molti di questi rom invadono l’aeroporto e il campo è ben visibile dagli aerei che atterrano in città. È impressionante come tutta questa illegalità e tutto questo disagio vengano completamente ignorati dalle istituzioni. Tra l’altro – spiega il consigliere-attivista – la situazione peggiora sempre di più, poiché la popolazione nel campo continua a crescere senza argini».

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