Sfrattati dalla Rsa, i matti tornano al Frullone

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Mario è entrato in manicomio a 16 anni. Una vita interrotta dalla violenza di un letto di contenzione o di una camicia di forza. L’unica sua colpa: la diversità. Un marchio che prima della legge Basaglia veniva punito con la tortura. Mario ha superato gli 80 anni. L’ultima parte della sua vita l’ha vissuta presso la Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) “Sgueglia” al rione Traiano, una struttura per anziani. Mario è un nome di fantasia, ma la sua storia è vera e le torture per lui non sono finite. Con gli altri 11 ospiti della Sgueglia, infatti, lunedì sarà trasferito al Frullone, perché la sede di viale Traiano deve essere ristrutturata. Si tratterà di una vera e propria deportazione, visto che per tutti sarà come ritornare in manicomio. Il Frullone, infatti, molti lo ricordano, insieme al Leonardo Bianchi, era il manicomio. Sarà come tornare nella stanza delle “torture” anche se passeranno semplicemente da un centro per anziani all’altro.
I familiari non ci stanno e hanno annunciato di bloccare fisicamente la “deportazione”. Hanno scritto alla Municipalità, al Comune, alla Regione, ma non hanno avuto alcuna risposta. Oggi, però, saranno ricevuti in Tribunale dove sono stati convocati dal giudice tutelare che potrebbe bloccare il trasferimento.
«È una decisione assurda – sottolinea Alberto Romano, portavoce dei “tutori” degli ospiti della Rsa – Innanzitutto, la struttura è di recente costruzione, ha circa 15 anni. Gli interventi che sono stati programmati non sono affatto urgenti e 250mila euro sembrano davvero troppi. Ma per noi il problema non è questo, se proprio questo restauro deve essere realizzato, lo si può fare anche senza cacciare via gli assistiti, procedendo a comparti. Nessuno ha considerato la loro condizione – afferma Romano – L’abbandono della propria casa e la privazione di radicate relazioni affettive possono facilmente comportare gravissime conseguenze psichiche sui pazienti. Già in passato ci sono stati diversi tentativi di autolesionismo da parte degli anziani della Rsa. Chi ha preso questa decisione, allora – dice il portavoce dei familiari – se ne prenda fino in fondo le responsabilità. In questi 15 anni in questa Residenza è stata creata una realtà simile a quella di una casa-famiglia, dove gli assistiti si sentono protetti e dove sono circondati dall’affetto dei propri cari». La Sgueglia è una struttura per anziani ma ospita tutti pazienti psicotici. Per un “difetto” della legge, infatti, gli psicotici, superati i 65 anni, diventano semplicemente “vecchi” e devono essere trattati in quanto tali.
«C’è certamente un paradosso. È stato chiuso il “Frullone” come ospedale psichiatrico, per una lunga battaglia condotta dall’allora direttore Sergio Piro, e adesso diventa una residenza per anziani dove si troveranno, però, pazienti psicotici», afferma Francesco Blasi, segretario dell’associazione “Sergio Piro”. «È un problema che deve essere affrontato anche dal punto di vista assistenziale – dice lo psichiatra – Un paziente che viene curato come schizofrenico non può passare nelle mani del geriatra solo perché ha compiuto 65 anni. Altra cosa è il trauma che certamente subiranno questi pazienti che avranno la sensazione di tornare in un luogo che certamente hanno odiato».

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