Imu, a Napoli senza abusivi buco da 40 milioni di euro

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L’Imu? La pagano anche gli abusivi. Sono 85mila i napoletani che hanno fatto richiesta di condono edilizio e che dovrebbero versare regolarmente l’imposta sulla casa, per un gettito presunto che supera i 40 milioni di euro.
Sono 55.379 le pratiche relative ai condoni del 1985, 1994 e 2003 sul tavolo dell’assessorato. Oltre a queste ce ne sono altre 30mila che non sono mai state analizzate. Fino a quando le pratiche non saranno chiuse, e non sarà disposta la sanatoria, i proprietari delle case rischiano di perdere quello che hanno. Per 16.837 è già stata firmata l’ordinanza di demolizione (per ora solo per il 4% di questi è stata eseguita). Ci sono, poi, situazioni più gravi: circa 25mila, che riguardano grandi abusi e violazioni in aree sottoposte a vincolo. Anche per gli abusi totali, gli immobili sono stati accatastati, volontariamente o d’ufficio, e i proprietari devono pagare le tasse: l’Imu, ma non solo, anche la Tarsu, e chiaramente le utenze per le quali ci sono regolari contratti residenziali.Foto panoramiche dall'elicottero della Polizia
Insomma, sono abusivi, ma hanno regolari contratti con i fornitori di energia elettrica, dell’acqua, del gas. Sono abusivi, ma come se fossero in regola, pagano l’Imu e la Tarsu. Un paradosso che vede da una parte dei cittadini che hanno violato le regole e dall’altra un’Amministrazione inetta che da decenni accumula pratiche senza riuscire a venirne a capo. Una formula che porta, comunque, dei soldi nelle casse dell’amministrazione: circa 2mila euro a pratica (110 milioni per le 55mila avviate).
Un’associazione, che riunisce circa 6mila iscritti, ora annuncia il ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo perché a chi è stata abbattuta la casa venga garantito il diritto costituzionale ad avere un tetto. Una vera e propria class action contro l’Amministrazione. L’associazione si chiama Qu.Vi. e il presidente è Rachele Mele, dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione, residente a Pianura. Proprio così, Pianura, quartiere nato abusivamente sotto gli occhi inerti dell’Amministrazione pubblica. «Noi riteniamo che l’abusivismo edilizio sia un reato grave – afferma la Mele – Ma allo stesso tempo crediamo che l’assenza di una politica per la casa abbia dato spazio alla speculazione edilizia. Le Amministrazioni hanno lasciato fare perché così conveniva: meglio ritrovarsi un palazzo già realizzato, con delle case già assegnate, piuttosto che gestire costose e complesse procedure. Sanare costa meno. Il problema è che il Comune, ma non solo quello di Napoli, non ha neanche gestito gli strumenti con i quali si poteva sanare una situazione assurda: i condoni. Sono pochissime – evidenzia la presidente di Qu.Vi. – le sanatorie rispetto alle richieste di condono che giacciono da anni, alcune dal 1985, sul tavolo dell’assessorato». «Il paradosso è che sulle case abusive, che non vengono sanate, dobbiamo pagare anche le tasse – sottolinea – Assurdo. Decidano: o ci sanano le case, oppure ci rimborsino le tasse che ci hanno fatto pagare. Perché il pericolo – dice la “pasionaria” di Pianura – è che, da un giorno all’altro, qualcuno si ritrovi con la casa abbattuta. Prima hanno tollerato gli abusi, perché non c’era una politica per la casa, oggi usano le ruspe come se potessero cancellare gli errori di 30 anni». «Anche in questo caso, però, non hanno tenuto conto di chi si ritrova senza casa – dice la Mele – Arrivano le ruspe, una famiglia si ritrova in mezzo ad una strada, e con 100mila euro da pagare per l’abbattimento. Il nostro obiettivo è ottenere una politica per la casa e che sia fatta giustizia. Colpire un poveraccio qualsiasi non cancella decenni di errori e connivenze».

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