Ecco chi non vuole il lungomare liberato

CAOS LUNGOMARE

Ecco il lungomare che vorrebbero i lungimiranti oppositori della pedonalizzazione

Penso a tutti quelli che non vogliono il cosiddetto lungomare liberato e penso a cos’era il lungomare prima di adesso: un’autostrada di giorno, supertrafficata la mattina presto (alle 8 era possibile restare imbottigliati anche 40 minuti per percorrere un chilometro), la sera era il regno dei parcheggiatori abusivi, con auto in sosta anche in quarta fila. Una vergogna infinita. Sul marciapiede disastrato poche persone a passeggiare e correre durante la settimana, per le ragazze impossibile non imbattersi nei soliti idioti che, quando va bene, urlano qualche parola pesante. Per non parlare della sera: un deserto, dove ora è deserto, con l’aggiunta dello squallore di camminare ai bordi di una superstrada. Chi ha perso la memoria per negare questo? L’hanno persa certamente le signore ingioiellate che questa mattina hanno protestato insieme a qualche altro anziano signore in piazza Vittoria; i particolarissimi e numerosissimi comitati e associazioni uninominali (quelli rappresentati soltanto dal fondatore); e qualche politico senza argomenti. Nonostante il clamore sui giornali e sui socialnetwork, la manifestazione di protesta è stata un vero flop. Queste persone sono l’immagine triste della città. Il lungomare liberato ha ridato a Napoli il mare, uno spazio godibile, un’immagine spendibile (insieme alle altre conquistate nell’era Bassolino). Qualcuno confonde un progetto urbanistico vecchio come il cucco con una rivoluzione politica e ideologica (il piano di “liberazione” è nei cassetti del Comune da 30 anni), questo vuol far credere anche il sindaco, al quale conviene certamente appropriarsi di un’icona che funziona da 500 anni. Opporsi al lungomare liberato per opporsi alla rivoluzione arancione è come confondere il dio con il suo feticcio. Ma queste persone, che abitualmente confondono la città colo proprio orticello, il proprio interesse con quello collettivo, rinuncerebbero volentieri alla bellezza pur di poter parcheggiare l’auto davanti al ristorante che dista duecento metri da casa.

 

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