Terme di Agnano ai privati, c’è il bando

Terme di Agnano cerca un gestore privato. Il buco in bilancio da 1,5 milioni e i problemi di gestione della società partecipata del Comune non possono essere risolti solo con la cassa integrazione (il Cda ha dichiarato un’eccedenza di 43 lavoratori sugli 83 in organico). Un taglio sul personale non farebbe altro che incidere negativamente sui servizi (già affidati in parte a personale esterno). Per questo il Comune di Napoli ha trovato un’altra soluzione. Per ora è stato pubblicato un bandoterme bando Napoli Apertura del centro "Benessere" alle terme di agnano, un’indagine esplorativa per capire se ci sono degli imprenditori decisi ad investire sul megacomplesso di Agnano. Una struttura che, se adeguatamente gestita, potrebbe rappresentare un attrattore per la città. Non lo è, nonostante le enormi potenzialità. Nessun manager, finora assoldato dal Comune, è riuscito a dare la giusta spinta nelle strategie di marketing per garantire un futuro all’unico grande impianto termale nella città. In realtà, per molto tempo la gestione ha fatto affidamento sulla convenzione con l’Asl Napoli 1 per l’area sanitaria: incassi sicuri, che con la grande crisi della Sanità sono diventati buchi in bilancio. Solo dal 2009 l’area benessere (con la Spa e le piscine esterne) ha aperto ed ha cominciato ad essere utilizzata adeguatamente. Ma mai sono state utilizzate e sfruttate tutte le strutture del complesso.
Ora, entro il 15 febbraio qualcuno dovrà presentare un’offerta congrua per la gestione dell’intera area che comprende albergo e ristorante, Spa e piscine esterne, le terme in convenzione con l’Asl, l’area sportiva (con il percorso vita, il percorso ciclabile, il golf), l’area archegologica (con le antiche terme romane e la grotta del cane), la palazzina ex Inalazioni, quella degli ex fanghi di prima classe, e quella dell’imbottigliamento (sorgenti di acqua minerale).
Nel bando sono evidenziate le caratteristche che deve avere l’impresa o il pool di imprese che dovrà gestire le Terme, ma non si parla di costi. Si dice che il soggetto, nazionale o internazionale, deve avere comprovata esperienza nella gestione di strutture simili e un capitale sociale minimo di mezzo milione di euro. Vengono chieste delle garanzie come il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Sui costi di gestione, sulle opere di ristrutturazione e su tanti altri particolari fondamentali per redigere un piano industriale non si dice una parola.
Tutto molto vago e sintomatico di una crisi profonda sulla quale non c’è un indirizzo chiaro da parte dell’Amministrazione comunale. Dare in gestione il complesso, infatti, non significa cederlo ai privati, liberarsi di una società partecipata inutile come si era fatto intendere e come è stato evidenziato nero su bianco dall’ex assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo.
Si continua a procedere a tentoni. Su gran parte della struttura bisogna intervenire con importanti interventi di restauro. L’albergo, per il quale erano stati stanziati dei fondi, resta misteriosamente ancora fatiscente. Le due piscine esterne mancano dei collaudi. Il manager Marinella de Nigris Siniscalchi ha inviato in Procura le carte delle precedenti gestioni, ha migliorato i conti, ha utilizzato l’area per gli spettacoli estivi. Ma non basta questo per cancellare decenni di cattiva amministrazione. Serve un piano, che non c’è, e una grande operazione di marketing.

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