Cinque anni senza Andy Rocchelli, oltre 300 persone alla camminata in ricordo del fotoreporter


Più di trecento persone, tra le quali molti giovani, hanno partecipato questa mattina a Pavia alla camminata in ricordo di Andy Rocchelli, il 30enne fotografo pavese ucciso il 24 maggio di cinque anni nella regione del Donbass, in Ucraina, mentre stava effettuando un reportage sulle sofferenze della popolazione civile. L’iniziativa, dal titolo ‘Da barriere a ponti’, è stata promossa dagli amici di Andy. Il corteo è partito dalla piazzetta di Pavia recentemente intitolata a Rocchelli, per muoversi poi verso il centro e dirigersi al Palazzo di Giustizia dove questa mattina è in corso una nuova udienza del processo a Vitaly Markiv, il 29enne italo-ucraino accusato dell’omicidio del fotoreporter pavese. Alla camminata hanno partecipato anche la Fnsi e l’Associazione lombarda dei giornalisti, con i presidenti Giuseppe Giulietti e Paolo Perucchini.
«Ringrazio i familiari di Andy Rocchelli, i cittadini pavesi e, in particolare, i tanti giovani che hanno partecipato. Abbiamo deciso di costituirci parte civile al processo in corso, dal quale ci attendiamo che emergano verità e giustizia non solo sugli esecutori dell’omicidio ma anche sui mandanti», ha commentato Giulietti dirigendosi verso il tribunale per assistere alla requisitoria del pubblico ministero Andrea Zanoncelli, al termine della quale il pm ha chiesto 17 anni di carcere per concorso nell’omicidio di Andrea Rocchelli nei confronti di Vitaly Markiv, il 29enne militare italo-ucraino, della Guardia Nazionale Ucraina, accusato dell’omicidio del fotoreporter.
Zanoncelli ha anche inoltrato alla Corte d’Assise di Pavia un’autorizzazione a procedere nei confronti di un ufficiale della Guardia Nazionale Ucraina, superiore di Markiv. La documentazione su questa autorizzazione a procedere sarà trasmessa dalla Corte d’Assise alla Procura di Roma insieme alla sentenza che dovrebbe essere emessa il prossimo 12 luglio. Sarà poi la Procura di Roma a decidere se aprire un’indagine sull’ufficiale della Guardia Nazionale Ucraina.
«Siamo ammirati e riconoscenti per il grande lavoro di indagine e di analisi fatto in questi anni dalla Procura di Pavia sulla morte di nostro figlio. Un lavoro che ha portato ad una ricostruzione che, a nostro giudizio, è plausibile», ha detto Elisa Signori, madre di Andrea Rocchelli, a conclusione della requisitoria del pm.
«Non vogliamo vendette, ma soltanto giustizia – ha aggiunto Elisa Signori con a fianco il marito Rino Rocchelli -. Vanno cercati tutti i responsabili di quanto è accaduto. Un giornalista che svolge la sua professione non può essere oggetto di violenze o ucciso a colpi di mortaio come è successo a nostro figlio».

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