Dopo l’America’s Cup, Coppa Davis a Napoli

«La Coppa Davis a Napoli? La sogniamo dal 1995. Ma ora ci sono tutte le condizioni per ospitare questo grandissimo evento internazionale». Il presidente del Circolo del Tennis, Luca Serra ha un obiettivo e sa che ora può essere realizzato: «Basta crederci», dice. Il suo circolo ospita la sede operativa dell’America’s Cup: «Con tanti circoli velici, hanno scelto il circolo del Tennis», scherza, ma sa che la Coppa America di vela ha ridato visibilità internazionale alla città e una chance in più per ospitare ancora un grande evento.
Dottor Serra, quanto costerebbe ospitare la Coppa Davis a Napoli?
«Trecentomila euro, un costo relativamente basso rispetto al grande ritorno di immagine. E poi è difficile immaginare una cornice migliore di questa».
Ne ha parlato con il sindaco?
«Lo farò al più presto, non possiamo perdere questa occasione».
Quali sono le procedure per aggiudicarsi una tappa del torneo?
«Bisogna affidarsi al presidente della Federazione italiana tennis, Angelo Binaghi, al quale dever arrivare una richiesta formale».
Napoli ha qualche chance di essere scelta tra le altre città italiane?
«Penso proprio di sì. Questo è un contesto unico, ineguagliabile. Vorrei ricordare che altre città sono state scelte nonostante abbiano offerto campi indoor, quindi assolutamente anonimi».
L’ultima volta a Napoli fu nel 1995, e fu dopo un altro grande evento internazionale: il G8. Pare che le condizioni siano adesso molto simili: c’è una città sotto i riflettori di tutto il mondo.
«Io ero nel consiglio di amministrazione del circolo. Fu una grande emozione. C’erano spalti per 5mila persone. La partecipazione della gente era incredibile».
Il circolo è pronto ad organizzare un evento internazionale come la Davis?
«Ogni anno, da 100 anni, organizziamo un torneo internazionale».
La pedonalizzazione e la riqualificazione di via Caracciolo rappresenta un punto a favore?
«Ci tornerà certamente utile. Da sempre si parla di progetti che riguardano via Caracciolo e quindi la possiblità che l’area della Villa si estenda fino al mare, questo ci vede pienamente interessati. Il nostro destino è legato anche alla progettualità urbanistica della zona. Spero che questa occasione dimostri come il Circolo del Tennis sia un’istituzione al servizio della città».
Cosa rappresenta per voi la Coppa America?
«Sarà una straordinaria occasione perchè il Circolo Tennis Napoli si metta al servizio della città. Quando Napoli ha chiamato ci siamo subito messi a disposizione, vogliamo dimostrare che la città con la partecipazione dei suoi circoli è in grado di organizzare eventi di alta qualità come le grandi città europee».
I rapporti con il Comune, però, sembrano essere un po’ tesi. L’assessore al Patrimonio più volte ha detto che bisogna ridiscutere dei canoni di fitto.
«I canoni possono essere certamente ridiscussi, ma è certo che una superficie sportiva non può essere considerata allo stesso modo di un immobile residenziale».
Quanto pagate ogni anno al Comune?
«Centomila euro».
L’intenzione di questa amministrazione è, però, quella di mettere a reddito il Patrimonio.
«Sono d’accordo. Ma la vocazione del circolo è la stessa dalla sua nascita nel 1905. Non penso si possa immaginare qualcosa di diverso».
Una struttura del Comune deve, però, essere aperta alla città.
«Ma questa è una struttura al servizio della città. Un esempio su tutti: da dieci anni offriamo una borsa di studio a 10 ragazzini con meno di 12 anni e in difficoltà economiche, uno per ogni municipalità. Poi, il mito del tennis come sport d’élite è ormai tramontato. Lo dice la provenienza dei campioni emergenti, che arrivano da Paesi prima esclusi dal circuito delle competizioni internazionali. Lo dice il fatto che uno degi nostri elementi migliori, Giancarlo Petrazzuolo, viene da Secondigliano».

pubblicato sul Roma del 3 aprile 2012

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