Dopo 150 anni il Comune dice addio alla Napoletanagas

Dopo 150 anni si interrompe il rapporto tra il Comune di Napoli e la Napoletanagas. Una gara, infatti, dovrà essere effettuata per assegnare la gestione della distribuzione del gas in città. La decisione arriva per due motivi. Il primo è quello di adeguarsi alla legge, che, da circa dieci anni a questa parte, prevede l’apertura alla concorrenza e al mercato nel settore del gas. Non è solo un caso napoletano, è così quasi in tutti i comuni metanizzati dove ancora proseguono ancora i rapporti concessori costituiti senza procedura pubblica.
Il secondo riguarda il canone che la società versa al Comune di Napoli: 309mila euro. Nulla rispetto a quanto previsto dalla norma che indica nel 10% dei ricavi l’aliquota da versare ai Comuni. Visto che i ricavi della Napoletanagas si aggirano intorno ai 40milioni annui, significa che la quota versata deve essere all’incirca di 4 milioni di euro (così come specificato nella delibera).
Due le delibere firmate dal vicesindaco Tommaso Sodano con le quali Palazzo San Giacomo affronta la situazione. La prima, del 12 dicembre, disegna gli indirizzi per avviare la procedura. La seconda, del 21 dicembre, stabilisce che, nell’attesa del nuovo bando, il canone della Napoletanagas deve essere adeguato. Le maggiori entrate, come prevede la legge, dovranno essere destinate principalmente “all’attivazione di meccanismi di tutela relativi ai costi dei consumi di gas da parte delle fasce deboli di utenti”. Insomma, ci saranno bollette meno care per le famiglie in difficoltà.
Il nuovo bando non riguarderà soltanto Napoli, ma un intero “ambito” di cui il Comune partenopeo e capofila e che comprende la fascia costiera che si estende a sud della città (Torre Annunziata, Torre del Greco, Portici, Ercolano e San Giorgio a Cremano).
Chiaramente Napoli non è l’unica risorsa della società che in Campania gestisce la rete di ben 128 Comuni. La Napoletanagas è stata assorbita, dopo diversi passaggi di mano dalla Snam e la sede operativa trasferita a Torino. Si tratta, insomma, di una delle tante aziende che il territorio ha perduto nel tempo. Su questo più volte i sindacati hanno espresso la loro preoccupazione.
Il legame con il territorio, infatti, era strettissimo, ed è scritto ancora nel nome. Napoletanagas nasce il 18 ottobre 1862 con la ragione sociale – mai abbandonata – di “Compagnia Napoletana di Illuminazione e Scaldamento col Gas”. Nel 1881 fra pubblico e privato la popolazione servita era di oltre 480mila abitanti. In quell’anno la Compagnia cambiò sede e si trasferì al 138 di via Chiaia, dove vi sarebbe rimasta per oltre 100 anni. Il 27 febbraio 1981 il Cipe dà il via libera alla prima fase di metanizzazione del Mezzogiorno, cominciando da Napoli e da alcuni comuni vesuviani. In quello scenario, gli importanti investimenti operati dalla società misero in moto un processo virtuoso che consentì a Napoletanagas di trasformarsi da azienda metropolitana in società di servizi a livello regionale. Nel 1997 la società lascia la sede di via Chiaia per trasferirsi al Centro Direzionale. Ad aprile di quello stesso anno il Comune tenta di portare, senza successo, l’azienda nella propria orbita. Anche i tentativi successivi, come quello di costituire una unica società Arin-Napoletanagas falliranno.

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