«Così lo stato ha coperto il traffico di rifiuti»

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Una testimonianza chiave che apre una ipotesi inquietante sul traffico di rifiuti tossici in Campania: apparati dello Stato avrebbero coperto gli autori dello sversamento dei veleni nelle campagne aversane. Stavolta, la gola profonda non è un pentito di camorra, ma un sottufficiale della Guardia di Finanza, ora in pensione: Giuseppe Carione, che in tutti i modi, avrebbe cercato di fermare i camion della morte prima che interrassero le scorie. Ebbene, il maresciallo capo prima fu estromesso dal caso e poi, addirittura, trasferito. Quei veleni sono finiti sotto terra e a scoprirlo sono stati i carabinieri solo due anni dopo, quando il danno era stato fatto. Sul quel caso si è aperta una delle più importanti inchieste sul traffico illecito di rifiuti in Campania “Terra Madre”. Le dichiarazioni del maresciallo sono state depositate al Gip di Santa Maria Capua Vetere il 2 luglio scorso, sono tutte da verificare, ma si tratta di accuse gravissime. La premessa di Carione, fa tremare le vene ai polsi: la Finanza non avrebbe «mai represso» «un grosso traffico di rifiuti pericolosi smaltiti illecitamente nelle campagne tra Aversa e Lusciano», «riconducibile ai casalesi». Di quel traffico, non fu «mai informata l’Autorità giudiziaria». Carione dice che nell’aprile del 2002 fu avvicinato da Gaetano Vassallo, proprio lui, il boss pentito che per 20 anni ha avvelenato le terre campane, il “ministro dei rifiuti” del padrino Francesco Bidognetti. Fu proprio Vassallo, «abituale frequentatore della caserma», a spifferargli di quegli sversamenti. Non perché in lui si era risvegliata improvvisamente una coscienza civile, ma per «gelosia imprenditoriale». Su quei «terreni agricoli», dove sarebbero state piantate verdure che sarebbero finite sulle tavole degli italiani, stavano sversando i concorrenti, i «fratelli Roma» (poi arrestati dai carabinieri tre anni dopo), che gestivano le ditte “Rfg” di Trentola Ducenta e “Siser” di Villa Literno. Vassallo chiedeva al finanziere di effettuare controlli su queste due società. Carione, secondo quanto affermato al Gip, accompagnò Vassallo da un suo superiore della compagnia di Aversa al quale raccontò tutto. E qui arriva la parte più grave del racconto del maresciallo capo: «Nel pomeriggio dello stesso giorno, ci portammo presso le campagne indicateci. L’ufficiale ebbe modo di verificare l’attendibilità della segnalazione. Da una postazione riservata osservammo che alcuni camion con cassoni scaricavano su una tenuta di terreno agricolo incolto e senza piante, grossi quantitativi di fanghi umidi di colore grigio scuro, mentre un grosso escavatore meccanico provvedeva immediatamente ad occultarli sotto terra». I finanzieri, prosegue il racconto, seguirono anche il camion con l’auto privata di Carione. I fanghi provenivano da una fabbrica per il trattamento di rifiuti dei fratelli Roma. Ma «anziché intervenire», l’ufficiale ordinò «di fare rientro in caserma rinviando ogni intervento al giorno successivo». Il giorno successivo, però, non ci fu alcun intervento. «Da quel momento non ho saputo più nulla. Sono stato escluso da qualsiasi servizio della specie. E, per quanto mi è dato sapere, non venne informata l’Autorità giudiziaria». Anzi, il mese successivo il maresciallo fu trasferito d’urgenza alla tenenza di Ischia. Ma sul caso fece una relazione di servizio, che fu inviata sia al comandante provinciale che a quello regionale della Guardia di Finanza. Carione dice altre due cose importanti: Vassallo, il ras dei rifiuti, era abituale frequentatore della caserma, ma su di lui non vennero fatti mai accertamenti. E che quei camion potevano essere fermati. Eppure, il caso fu scoperto solo nel 2004, quando uno degli autori di quello scempio, Raffaele Roma, proprietario di quel fondo agricolo, e fratello di Generoso Roma, titolare della Siser che si occupava dello smaltimento dei rifiuti pericolosi, decise di parlare.

 

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