Monthly Archives: agosto 2013

You are browsing the site archives by month.

Nino Daniele: «Neumann farà in Villa Comunale la casa della canzone napoletana»

L'assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, durante l'intervista al Roma

L’assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, durante l’intervista al Roma

Nino Daniele, politico di lungo corso, è uno degli ultimi innesti nella squadra di Luigi de Magistris. È l’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, ma ha in realtà un ruolo di mediazione fondamentale per ricostruire una nuova maggioranza politica attorno ad un’Amministrazione che è uscita molto indebolita dal deludente risultato delle ultime elezioni politiche. Ha cominciato nella sezione del Partito comunista di San Giovanni a Teduccio, diventandone il segretario, poi è stato consigliere comunale dal 1977 al 1993, consigliere regionale dal ’95 al 2005, passando per l’esperienza di sindaco ad Ercolano dal 2005 al 2010. «Ho liberato quella città dai clan», dice. Presiede l’osservatorio sull’illegalità e la camorra e, per ricoprire questo ruolo, ha abbandonato il suo partito, il Pd, del quale continua a condividere progetto e ideali. Nelle sue mani, adesso, c’è la patata bollente del Forum delle Culture, otto mesi di eventi ancora tutti da organizzare.

Già conosceva de Magistris, come è nata questa collaborazione?

«Ci eravamo incrociati in qualche occasione, lui apprezzava il lavoro che stavo facendo ad Ercolano. Più volte mi ha dato il suo sostegno quando sono stato minacciato, ma non eravamo mai andati oltre questo. Quella di chiamarmi è stata una sua idea e una sua scelta: mi ha chiesto se me la sentivo di dare una mano alla città e io ho accettato. Non c’è nulla di politico in questo: ognuno resta con le sue idee e con la sua storia. Di certo non sono diventato arancione».

Ad Ercolano hai contribuito a creare il Mav, una delle migliori esperienze museali degli ultimi tempi in Campania. A Napoli c’è stato il tentativo di creare grandi musei di arte contemporanea come il Madre, che vive una grande crisi. Il Comune ha realizzato il Pan, un ibrido tra un centro di documentazione, un museo, un salotto per incontri culturali: qualcosa che non ha ancora un progetto. Che futuro ha questa struttura?

«Ha un’esperienza tormentata, ma ha comunque una sua vivacità. È evidente che non ha una sua fisionomia, non ha una programmazione di lungo respiro. Tuttavia ha una grande missione che ci stiamo attrezzando a rilanciare».

Quale sarà questa missione?

«Sarà un grande luogo di produzione e di documentazione sui linguaggi del contemporaneo. Non a caso abbiamo individuato una figura come Andres Neumann che ci aiuterà in questo percorso».

Il primo passo di questo percorso?

«Abbiamo deciso di creare una unità speciale che vede insieme il Pan, la Casina pompeiana e la Cassa armonica. Questi tre luoghi saranno sotto la responsabilità di Neumann».

La Cassa Armonica è nel degrado.

«Risolveremo questo problema. Teniamo aperte tutte le strade. Tra gli obiettivi c’è quello di accedere ai finanziamenti europei».

Cosa si farà nella Casina Pompeiana?

«Stiamo lavorando con la Rai per trasferirvi l’archivio storico della canzone napoletana. Sarà la casa della canzone napoletana, un luogo dove si può rintracciare la storia della canzone e dove la si può ascoltare. Neumann pensa che sia una risorsa culturale per l’internazionalizzazione della nostra cultura. La musica napoletana nel mondo non identifica solo la nostra città. Dal punto di vista turistico è un attrattore immateriale fantastico. La casina è piccola, ma si trova in un posto strategico come la Villa Comunale».

Il tema più caldo per l’Amministratore in questo momento è quello del Forum sul quale l’Amministrazione è in grande ritardo. Qual è la situazione adesso?

«Il Forum è un cammino accidentato nel quale, però, ogni giorno facciamo passi in avanti».

C’è almeno un punto fermo nel programma?

«Il 28 cominciamo con le celebrazioni delle Quattro Giornate, per poi allargarci ai temi della libertà e della pace. Ci saranno anche eventi spettacolari, come “Napoli 1943” di Enzo Moscato e, chiaramente, il concerto di Morricone. L’obiettivo sarà far partecipare molto i giovani, nella Mostra d’Oltremare ci sarà un villaggio dedicato a loro».

Si è parlato anche di invitare il Papa.

«Non sono i grandi personaggi che fanno il Forum, ma il dialogo che metteremo in campo. Gli inviti, comunque, li fanno De Magistris e Caldoro».

È possibile che ci sarà un incontro tra Abu Mazen e Perez?

«Ci stiamo lavorando. Ma contiamo di avere rappresentanze da tutto il mondo».

America’s cup, l’avrebbe portata a Napoli?

«Sì. Gli albergatori mi dicono che da maggio a luglio c’è stata un’occupazione delle camere dell’80%. Molti attribuiscono il risultato al miglioramento di immagine prodotto dall’America’s Cup. Noi siamo intenzionati a fare anche, d’intesa con la Fondazione Forum, degli studi preventivi, delle valutazioni ex ante sui possibili eventi. Una prevalutazione sul risultato degli eventi. Non quelli culturali».

La Coppa America tornerà a Napoli?

«Sì (si corregge, ndr). Non lo so. Ci saranno anche eventi spettacolari nel Forum. Noi abbiamo acquistato un marchio». Gli americani torneranno a Napoli? «Beh, il concerto di Morricone si terrà alla Base Nato».

Per il Forum non ci sono ancora i bandi, come si farà entro il 28 settembre?

«C’è un tavolo tecnico interistituzionale che lavora a questo. Ma faremo tutto con la massima trasparenza».

Visti tutti i problemi che ci sono stati per l’organizzazione del Forum, la Fondazione non ha mai pensato di annullare il Forum a Napoli?

«Ci sono stati rapporti complicati e difficili con la Fondazione».

Li avete dovuti convincere?

«Li abbiamo dovuti convincere, ma sapendo che i primi a voler essere convinti erano loro, visto che anche la Fondazione del Forum di Barcellona tiene molto a che il Forum si faccia a Napoli». A loro va un milione di euro? «Si acquista un marchio, come per tutti i grandi eventi».

Un po’ di soldi stanno arrivando?

«Si sta facendo un grande lavoro strutturale con la programmazione per il centro storico Unesco, siamo alla progettazione definitiva, stiamo per andare in gara. È importante il recupero e la rifunzionalizzazione di contenitori culturali e dei monumenti storici della città che sono nel degrado. Il Forum si accompagna a questo lavoro. Mentre in altre città il Forum ha i finanziamenti, statali da noi la parte strutturale si basa sui fondi europei».

Nell’area Ovest della città abbiamo perso Zoo, Edenlandia, Ippodromo, e tante strutture per lo sport. Come se lo spiega?

«È in corso un’inversione di tendenza. Ci sono già investitori e operatori del mondo dell’intrattenimento che ci hanno presentato idee importanti anche per l’anno prossimo sull’utilizzo dell’intera Mostra. Si sta lavorando per farci grandi eventi a scala internazionale. Lavoro attorno alla musica».

Un festival della musica?

«Sì, la prossima estate, sarà indirizzato ai giovani».

Ci saranno grandi eventi culturali, mostre importanti per la città?

«Per Natale stiamo preparando delle grandi mostre, un progetto che chiamo Napoli Imago Mundi. Mostre di pittura al pan, San Domenico Maggiore, Castel dell’Ovo e altre cose ancora. Ci saranno 2-3 grandi esposizioni importanti. Ma non fatemi dire di più».

La giunta de Magistris è costantemente sotto attacco politico e c’è una notevole attenzione da parte della magistratura. Come se lo spiega?

«È una domanda difficile. La magistratura come dice il sindaco può rivoltarci come un calzino e io ho trovato persone molto perbene che lavorano nell’interesse della città. Dal punto di vista politico, non c’è dubbio che il risultato elettorale negativo ha segnato un isolamento del sindaco e della giunta. E quindi lui reagisce con l’intuizione positiva di provare a coinvolgere nuove forze, nuovi soggetti, altri mondi vitali della città. Spostando più avanti l’obiettivo di ricostruire un’unità del centrosinistra, con il coinvolgimento del Pd».

Lei che ruolo ha in questo?

«Il lavoro che sto facendo col Forum serve anche a questo. Qui ognuno può dare un contributo. Sto cercando di ricostruire un rapporto. Stiamo vivendo la crisi più acuta del dopoguerra. L’obiettivo deve essere quello di muoversi nella ricostruzione di una prospettiva che dia fiducia. Noi dobbiamo dare l’idea di avere una visione della città. In questo senso va ripreso un dialogo con forze importanti della città. Sento che c’è un quid che si sta determinando. Dobbiamo andare verso la società della fiducia, costruire lo spirito pubblico della città che non è fatto solo di riflessioni e considerazioni critiche sul nostro presente, ma anche di progettualità che ci permetta di dire che abbiamo una prospettiva credibile». È evidente che le non è solo l’assessore alla Cultura, in questo momento è l’uomo del dialogo. «In un momento come questo la cosa importante è essere principi di aggregazione, non fattori di disgregazione. Io non mi impegno mai in risse e polemiche. Partecipare all’agitazione per l’agitazione quotidiana in cui altri si esercitano sarebbe controproducente. Sarebbe meglio che tutti stessero anche dall’opposizione in una logica di opposizione governante. Si chiama etica della responsabilità verso la città».

scritta con Pierluigi Frattasi

Bagnolifutura, la città e i lavoratori pagano per i fallimenti della politica

La gestione e la storia della Bagnolifutura rappresentano la migliore sintesi del fallimento di una classe politica e amministrativa che per venti anni ha governato la città. La società è nata con un obiettivo ben preciso: la trasformazione urbana. Una vera e propria rivoluzione che doveva partire dalla dismissione dell’industria pesante, che per quasi cento anni ha caratterizzato il tessuto produttivo ed economico del territorio. Passando per la bonifica e il recupero della bellissima baia di Coroglio, ci sarebbe dovuta essere una riconversione della produttività verso il settore terziario, quello del turismo e dei servizi. Nulla di tutto questo è accaduto, e le ripercussioni sociali sono state devastanti. Oggi, a fronte di un progetto fallito, c’è una città irrimediabilmente più povera. Le responsabilità politiche sono evidenti e pesantissime, benché nessuno abbia voglia di assumersene il carico. La gestione della Stu è stata esclusivamente nelle mani dell’establishment bassoliniano. Il management è stato affidato a uomini che hanno ricoperto anche un ruolo strategico nell’Amministrazione comunale: Tino Santangelo, Rocco Papa, Riccado Marone sono stati vicesindaco. Sarebbe dovuta essere una garanzia di continuità, un punto di forza. Non lo è stato. Per anni si è litigato sui progetti, perdendo di vista l’obiettivo primario: quello di dare una prospettiva alla città e di colmare il vuoto lasciato da migliaia di posti di lavoro andati in fumo. Alla lentezza delle istituzioni locali, alimetata dalla confusione sugli obiettivi da raggiungere nel breve e nel lungo periodo, si è aggiunto il graduale taglio delle risorse da parte del governo centrale. A pagare, ora, come venti anni fa, sono ancora una volta i lavoratori, non i manager, non i politici. Per evitare il crac, saranno ridotti i loro salari. De Magistris ha cambiato gli uomini, ma manca ancora un progetto da non ridiscutere ad ogni passo. Lo ha dimostrato il caso di Città della Scienza. La sciagura della distruzione è stata l’occasione per rimescolare ancora le carte di quel futuro lanciato ancora troppo lontano.