Monthly Archives: febbraio 2013

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La rivoluzione arancione è fallita in due anni

(AGN) NAPOLI: BALLOTTAGGI AMMINISTRATIVE 2011 - FESTA PER IL NEO SINDACO DE MAGISTRIS

È durata poco l’onda lunga della rivoluzione arancione. I napoletani hanno bocciato il sindaco Luigi de Magistris che meno di due anni fa avevano “incoronato” come il salvatore della città dopo il discutibile “ventennio” del centrosinistra a Palazzo San Giacomo. È un segnale importante, che il primo cittadino non può sottovalutare: la città è delusa, le sue scelte non hanno convinto e non si tratta, chiaramente, solo dello scandalo dei bus che restano senza benzina. È qualcosa di più profondo. Il consenso di un sindaco si fonda su un legame di fiducia particolarissimo con i cittadini, legato alla condivisione di un’idea di città. Ora tra il Palazzo e la strada si è creata una distanza incolmabile. Lo dimostra il misero 3,7% che Rivoluzione Civile ha raggiunto alla Camera, e un ancora più scarso 3% al Senato, in quella che doveva essere una delle roccaforti del movimento, quella dominata dall’uomo forte del movimento: de Magistris, appunto. “Giggino” non “scassa” neanche nella sua Municipalità, il Vomero, dove supera di poco il 4% alla Camera e neanche il 3% al Senato. E a Chiaia, il quartiere del contestatissimo lungomare liberato, della Ztl del mare, arriva ad uno stentato 2%. Un dato politicamente drammatico. Il successo di Bassolino sindaco portò il centrosinistra a governare tutti i Palazzi della città e si reggeva su un consenso forte che è stato riconfermato a più riprese.
Restano fuori anche gli assessori più rappresentativi della giunta dell’ex pm: Alberto Lucarelli, il professore dell’Acqua pubblica e delle Assemblee del popolo, della democrazia partecipata e di internet libero in tutta la città, il vero ispiratore della “rivoluzione”, che era stato candidato il Toscana. Fuori anche il re delle coop sociali Sergio D’Angelo, capolista al Senato in Campania. Non ha avuto alcun effetto la presenza in lista del giornalista televisivo di Annozero Sandro Ruotolo, da anni nella squadra di Michele Santoro.
È il risultato, anche, di una campagna elettorale sbagliata, tutta incentrata sull’attacco al Pd, bersaglio non attuale (lo era, evidentemente, durante la campagna per le elezioni a sindaco). E il Pd, adesso, tira le somme: «Stendiamo un velo pietoso», commenta il segretario regionale Enzo Amendola. «Non commento – ha detto – per tutti gli insulti che abbiamo ricevuto, per la campagna elettorale che il sindaco ha fatto e per il risultato che ha conseguito». Ora il primo cittadino dovrà tenere conto dei nuovi equilibri politici anche per la giunta e per la tenuta del consiglio comunale.
Su questo risultato gongola anche il centrodestra. «Ingroia mi interessa molto poco. L’interpretazione politica del dato è il venir meno dell’affezione dei napoletani per un sindaco che hanno votato in massa», dice Francesco Nitto Palma, coordinatore delpartito di Berlusconi in Campania. «Dal nostro punto di vista – ha affermato – immaginavamo che non potesse andare oltre. Immaginavamo che qui a Napoli il risultato fosse maggiore per la forte solidarietà che ha dato il sindaco di Napoli».
Intanto, ieri de Magistris, che nei giorni scorsi aveva imperversato sui socialnetwork, ha scelto il silenzio, neanche un cinguettio su Twitter. Resta il delirio del giorno prima: “Da visionario penso che la fase più avanzata della democrazia sia l’anarchia, sogno comunità che si autogestiscano senza poteri, solo amore”.

I RISULTATI NELLE MUNICIPALITA’

Il dato napoletano di queste elezioni è il riscatto del Pd dopo la clamorosa sconfitta alle elezioni comunali. Per quanto riguarda il Senato la coalizione del centrosinistra supera il 33% (col Pd al 28%), il centrodestra supera di poco il 31% (col Pdl al 25,7%), mentre Grillo arriva al 22,3%. Sei Municipalità su 10 sono dominate dal centrosinistra, che migliora il risultato delle elezioni comunali, quando ne aveva conquistate ben 5. I presidenti arancioni non riescono, invece, a portare voti alla coalizione del sindaco Luigi de Magistris.

Chiaia e Posillipo, il salotto buono della città, si confermano roccaforte del centrodestra con il 33,8%, qui Grillo ottiene il risultato peggiore con il 17,28%, bene anche Monti con il 13,8%. Risultato pressoché simile alla Camera. Nel quartiere del lungomare liberato, della contestatissima Ztl, il movimento del sindaco e di Ingroia raggiunge un misero 2%. Ma dove il centrodestra è più forte è Secondigliano, zona ad alta densità criminale, dove la coalizione di Berlusconi raddoppia quasi i voti di quella di Bersani (40 a 21). A Scampia la distanza tra centrodestra (33,52%) e centrosinistra (25,4%) è di 8 punti e dove anche Grillo (26,03%) supera la coalizione di Bersani. Il centrodestra si conferma vincente anche nella Terza Municipalità (governata da un presidente del centrodestra). Centrodestra vincente con un grande vantaggio anche a Poggioreale. A Pianura il Pdl conferma il proprio predominio, ma cresce, rispetto alle ultime elezioni, il centrosinistra. Il centro storico, invece, è spaccato in due con la Seconda Municipalità che va al centrosinistra e con la Terza Municipalità dove prevale il centrodestra. Questo è l’unico caso nel quale viene controvertito il voto delle elezioni comunali che avevano visto la vittoria di un presidente arancione, che non ha portato alcun vantaggio alla coalizione del sindaco: Rivoluzione Civile raggiunge il 3,8%.

Le periferie, invece, si confermano rosse, da Est a Ovest. A Fuorigrotta (Camera) la forbice tra Bersani (34%) e Berlusconi (22%) è del 12%: 17mila voti contro 11mila. Il centrodestra è superato anche da Grillo che conquista il 27%. In alcune sezioni di Bagnoli pareva di votare a Bologna. Il centrosinistra sbanca anche al Vomero, anche grazie alla forza del presidente Mario Coppeto, candidato per Sel. Anche a Barra-San Giovann il centrosinistra vince con più di 4 punti in più e anche Grillo ottiene un ottimo risultato con il 25% delle preferenze. Insomma, il dato nuovo, come nel resto d’Italia, è rappresentato proprio dal Movimento5Stelle, che raccoglie in tutti i territori, di centrodestra e di centrosinistra, pressappoco la stessa percentuale di voti. Questo indica che i delusi dalla politica dei partiti sono ovunque e che, evidentemente, c’è una politica da ripensare con formule nuove.

Napoli, muore per un’ernia al Nuovo Policlinico

NAPOLI 26/10/09 INAUGURAZIONE SOTTOPASSAGGIO METRO' COLLINARE POLICLINICO

cerbone

Gennaro Cerbone

È andato con la sua auto in ospedale per un piccolo intervento di ernia (ombelicale e inguinale), il giorno dopo sarebbe tornato a casa, da solo. Ora il corpo di Gennaro Cerbone, 70enne di Afragola, è su un tavolo dell’obitorio del Secondo Policlinico in attesa dell’autopsia. Sulla sua morte la Procura della Repubblica, dopo la denuncia dei familiari, indaga per omicidio colposo. Il pm Stella Castaldo ha chiesto il sequestro della cartella clinica e l’elenco dei medici che hanno operato il paziente.
ANESTESIA SBAGLIATA. Il calvario di Gennaro è durato 22 giorni, è cominciato con un’anestesia spinale che gli ha paralizzato le gambe ed è finito con quattro interventi chirurgici senza esito. Secondo la ricostruzione che i figli Vincenzo e Giovanni hanno fatto ai carabinieri della stazione di Marianella, il primo febbraio scorso, il padre si è recato al Secondo Policlinico con la moglie Rosa per l’operazione. Aveva già fatto tutti gli accertamenti necessari. Atteso il suo turno, entra in sala operatoria dalla quale esce intorno alle 12. Per i medici della Clinica di Chirurgia l’intervento è perfettamente riuscito. Ma c’è qualcosa che non va. Gennaro sente un forte bruciore nella zona lombare, il medico di guardia lo fa alzare dal letto, poi gli dà un antidolorifico. Il bruciore si calma. Il giorno successivo erano previste le dimissioni, ma al risveglio le gambe del poveretto non si muovono. I figli si ritrovano nella stanza 103 del sesto piano all’edificio 6 con un medico che cerca di stimolare inutilmente gli arti del padre. Immediatamente, viene disposta una risonanza magnetica. Dagli esami viene accertato che c’è del sangue nel midollo spinale. Il neurochirurgo decide di operare d’urgenza. Gennaro viene trasferito in ambulanza presso l’edificio 16. Altre sei ore in sala operatoria.
IL PASTO NON DOVUTO. Secondo quanto sottolineato nel dossier presentato ai carabinieri, il giorno successivo al paziente viene somministrato un pasto regolare, nonostante non avesse canalizzato. Cosa giudicata gravissima dagli stessi medici della Chirurgia. L’infermiere di turno si giustifica dicendo che non aveva avuto disposizioni in merito alle somministrazioni dei pasti. Sta di fatto che da questo momento comincia una lunga serie di complicanze. Gennaro comincia ad avere delle allucinazioni e difficoltà nel linguaggio, secondo i neurochirurghi sono conseguenze non gravi dell’intervento. Dopo una settimana i sintomi continuano, alle allucinazioni si aggiunge anche l’addome gonfio. Per questo problema nel reparto di Chirurgia, dove era stato di nuovo trasferito, gli vengono praticati dei clisteri e gli vengono introdotte delle sonde rettali al fine di stimolare la canalizzazione. Solo il giorno successivo gli viene praticata una Tac: l’intestino è stato perforato (presumibilmente durante le stimolazioni con le sonde) è vi è una forte emorragia. Ancora un intervento d’urgenza: quattro ore in sala operatoria per chiudere la ferita. Ma le condizioni del poveretto peggiorano sempre di più, i giorni passano e la sua degenza somiglia sempre più ad un tremendo calvario al quale la moglie e i figli assistono inermi.
LA POLMONITE. I guai non finiscono: Gennaro respira male, ha momenti di incoscienza. Rosa, Giovanni, Vincenzo, Salvatore, l’altro fratello, sono preoccupati. Gli viene fatta un’altra Tac, altra sorpresa: ha la polmonite. Per i parenti il malanno è dovuto ai numerosi spostamenti, «senza precauzioni particolari», tra un padiglione ed un altro. È il 17 febbraio e una crisi respiratoria lo porta direttamente in Rianimazione. Passano due giorni, le sue condizioni migliorano, viene estubato. Le sofferenze, però, non si interrompono. Il figlio scopre che la borsetta di scarico è piena di sangue. Siamo arrivati al ventesimo giorno di ricovero e Gennaro torna d’urgenza in sala operatoria. I medici non riscontrano alcuna emorragia, ma solo coaguli. È una notizia parzialmente rassicurante, perché dopo poco arriva un’insufficienza renale e ancora una nuova crisi, fino al decesso che arriva sabato. E pensare che Gennaro era sicuro di tornare a casa da solo con la sua auto. In fondo, era una piccola ernia.

Il sindaco ricicla nelle partecipate gli ex dirigenti silurati

 

Il nuovo presidente di NapoliSociale Natalia D'Esposito

Il nuovo presidente di NapoliSociale Natalia D’Esposito

Il sindaco Luigi de Magistris ha cominciato a piazzare i dirigenti esterni che aveva messo fuori nel luglio scorso. Molti sono già stati recuperati come “volontari” e continuano a lavorare a Palazzo San Giacomo, anche con incarichi importanti, ma senza alcun compenso. Ma, ora, per la prima volta ad uno di questi professionisti viene affidato un ruolo di responsabilità retribuito. Si tratta di Natalia D’Esposito, avvocato, già responsabile, presso il Comune di Napoli, della programmazione educativa e dei servizi pedagogici sulla scuola dell’infanzia (da 3 a 6 anni) e sugli asili nido (da 0 a 3 anni). Una scelta tecnica visto che la società partecipata del Comune, attualmente in grande sofferenza economica, si occupa anche dei servizi nelle scuole che la D’Esposito conosce perfettamente. La nomina è arrivata dopo che il posto è rimasto vacante per quasi cinque mesi. Le dimissioni di Maria Giovanna Castaldo, anche lei avvocato e rappresentante dell’Italia dei Valori, infatti, risalgono al settembre scorso. Negli ultimi mesi le difficoltà di cassa della municipalizzata sono aumentate. Dallo scorso luglio, i 420 dipendenti della società hanno avviato un duro braccio di ferro con l’amministrazione per far rispettare la puntualità nella corresponsione degli stipendi. tema centrale nel confronto tra l’amministrazione e le organizzazioni sindacali, riguarda, appunto, il destino della società partecipata, che la giunta de Magistris vorrebbe trasformare in Fondazione o Istituzione. Una soluzione sulla quale le organizzazioni sindacali hanno già espresso parere negativo.

Bugnato a rischio sulla facciata del Gesù Nuovo

Crollo bugnato Gesù Nuovo
Il bugnato del Gesù è a rischio. Accertamenti tecnici effettuati dal Servizio sicurezza abitativa del Comune di Napoli evidenziano il pericolo di distacco di pezzi di piperno dalla bellissima facciata della basilica. Per questo è intervenuto il sindaco che con un’ordinanza ha intimato al Demanio, proprietario dell’edificio, di mettere immediatamente in sicurezza la struttura. Entro dieci giorni dovrà arrivare sul tavolo del primo cittadino la certificazione con la quale si accerta che l’area è stata messa in sicurezza. Se non sarà effettuato alcun intervento, scatterà la denuncia alla Procura della Repubblica. Insomma, i tecnici dovranno stabilire quale dovrà essere il modo migliore per evitare problemi a persone e a cose. Questo potrebbe comportare anche l’ingabbiamento del monumento. Certamente un danno per l’immagine di uno dei luoghi più suggestivi della città e, soprattutto, uno dei più frequentati dai turisti. La messa in sicurezza, infatti, non comporta lavori di restauro. Per questi ultimi i tempi si potrebbero allungare e, comunque, saranno necessarie le concessioni edilizie del Comune.
L’ultimo crollo risale al dicembre scorso, in quel caso la chiesa fu circondata da una recinzione. Nella stessa piazza un altro bellissimo monumento è a rischio: la guglia dell’Immacolata, attualmente messa in sicurezza con delle reti metalliche. Per l’obelisco barocco alto 35 metri, in realtà, è stato approvato un piano di restauro che supera il mezzo milione di euro. L’unico progetto completamente finanziato grazie agli sponsor. Ma i lavori devono ancora partire. Insomma, la piazza più famosa dei Decumani rischia di diventare un grande cantiere dai tempi incerti.
Sull’argomento è più volte intervenuto il consigliere municipale Pino De Stasio: «Il vero paradosso è che abbiamo uno tra i più bei patrimoni d’arte al mondo e non è mai stato attuato il piano di gestione per la manutenzione ordinaria e straordinaria di chiese e monumenti del centro storico – ha detto più volte il consigliere -. Ancora una volta, dopo la guglia dell’Immacolata, è toccato alla chiesa del Gesù Nuovo pagare lo scotto dell’incuria in cui versano i monumenti e i luoghi di culto in questa città. È ora di intervenire con una seria programmazione, non con la politica degli annunci».
La chiesa, fu costruita tra il 1584 ed il 1601 sull’antico Palazzo Sanseverino. Del palazzo si è conservata, appunto, la particolarissima facciata. Essa è caratterizzata da particolari bugne (piccole piramidi rivolte con la punta verso l’esterno) normalmente usate dal Rinascimento veneto e del tutto sconosciute nel Meridione. La leggenda dice che i maestri pietrai, custodi di codici esoterici, avessero inciso sulle pietre dei segni con uno scopo preciso. Nel 2010 lo storico dell’arte Vincenzo De Pasquale e i musicologi ungheresi Csar Dors e Lòrànt Réz hanno identificato nelle lettere aramaiche incise sulle bugne, note di uno spartito costituito dalla facciata della chiesa, da leggersi da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto. Si tratta di un concerto per strumenti a plettro della durata di quasi tre quarti d’ora, cui gli studiosi che l’hanno decifrato hanno dato il titolo di Enigma. In questo lavoro certosino, allo storico dell’arte sono stati di supporto le conoscenze matematiche di Assunta Amato, quelle architettoniche di Tullio Pojero e quelle legali di Silvano Gravina.

Il re dei socialmedia per promuovere la Coppa America a Napoli

TEDx
Per promuovere la Coppa America a Napoli l’Acn spenderà 800mila euro. Una bella cifra. Ma il vero asso nella manica della squadra di Mario Hubler non costerà un soldo alla società di scopo che organizza l’evento. Per la comunicazione online, infatti, è stato chiamato il re dei socialnetwork Roberto Esposito. Fu lui l’anno scorso, in pochi giorni, a dare visibilità all’evento in rete. La pagina di Facebook dedicata acquisì in poche ore i circa 26mila contatti. Ma allora si giocava di rimessa: Comune, Regione e Provincia riuscirono per il rotto della cuffia ad organizzare la manifestazione che a tre mesi dall’inaugurazione cambiò location. Quest’anno c’è la possibilità di programmare: oltre a Facebook si utilizzerà di più Twitter, ma la novità è l’utilizzo di DeRev, la piattaforma creata proprio da Roberto Esposito (la sua startup ha ricevuto quest’anno un superfinanziamento che supera il milione di euro).
RIVOLUZIONE ONLINE. Cosa fa DeRev? Chi ha un’idea, di qualsiasi genere, legata all’arte, alla politica, all’impresa può promuoverla gratuitamente sulla piattaforma online. Questa sarà messa in vetrina e riceverà dai visitatori idee per migliorarla, suggerimenti, critiche, ma anche finanziamenti. Proprio così: chi crede in quell’idea può anche investire del denaro per promuoverla. Anche l’edizione dell’America’s Cup di Napoli avrà una vetrina su questo nuovo socialnetwork. Sul sito si potrà assistere alle regate in streaming. Ma la funzione principale sarà quella di raccogliere feedback e proposte dal pubblico. «Diciamo che Twitter e Facebook sono gli strumenti attraverso cui l’Acn parla al pubblico – afferma Esposito – DeRev è lo strumento con cui il pubblico parla all’Acn. Qui ogni proposta di un cittadino viene discussa e votata dagli altri e sale in evidenza in base al peso e alla priorità che raccoglie». Insomma, l’America’s Cup a Napoli diventa social in tutti i sensi, i cittadini potranno interagire e determinare alcune scelte nell’organizzazione in corso d’opera. Il costo è zero, DeRev e Acn si scambiano contatti e visibilità: un baratto.
CHI È ESPOSITO. Roberto Esposito, 28 anni, comincia a “smanettare” con i computer a 13 anni. A 15 anni già sviluppa i primi siti web, a 17 anni è tra i collaboratori della rivista “Hacker Journal”. Poi cominciano le imprese “eccezionali”. A 23 anni apre un negozio online di t-shirt, felpe e gadget dove è possibile creare il proprio look. Ebbene, il sito raggiunge in brevissimo tempo le 150mila visualizzazioni giornaliere. Poi cominciano gli esperimenti di guerilla marketing, inventa e mette in pratica tecniche di webmarketing non convenzionale con cui promuove a costo zero le sue fanpage, fino a raggiungere un totale di 2,5 milioni di iscritti. La sua abilità è proprio quella di creare connessioni. Ci riesce con le sue provocazioni. Il 30 marzo 2011 entra nel Guinness World Records stabilendo il nuovo record mondiale di commenti ad un singolo post: 560mila. Su invito di Greenpeace International, si dedica alla campagna di protesta “Facebook: unfriend coal” con l’ambizioso obiettivo di convincere il social network ad abbandonare l’elettricità prodotta dal carbone a favore delle energie pulite. L’iniziativa ottiene uno straordinario successo e il 13 aprile 2011 la pagina Facebook dedicata viene bombardata dai messaggi di 80.000 persone in 16 lingue diverse, che causano un rallentamento dei server. Il gigante di Internet annuncia che si impegna a rivedere la propria politica energetica. Con DeRev la nuova sfida: promuovere un’idea, una rivoluzione.

SE QUESTO È UN PAPA

ratzinger

Il papato di Ratzinger è stato caratterizzato dagli scandali che in un sistema chiuso come quello della Chiesa significa una sola cosa: è in atto una pericolosa guerra interna per il potere. Qualcuno ha cercato ed è riuscito a scardinare la struttura costruita da Giovanni Paolo II, che Ratzinger, suo fedelissimo, ha tentato di tenere in piedi. Ma la sua elezione non è riuscita a sostenere l’eredità del grande Papa polacco: quell’apparato, costruito in tanti anni, che pareva così saldo, ha cominciato a scricchiolare. Ratzinger non ha rappresentato una garanzia per la sopravvivenza di quel progetto che aveva la sua vera forza nell’enorme carisma di Wojtyla. Le correnti, che pure si erano sviluppate durante il precedente pontificato, hanno preso il sopravvento con l’ascesa del teologo tedesco. In realtà, tutti avevano la sensazione che la sua sarebbe stata una reggenza, più che un vero e proprio Pontificato. Ratzinger è stato, fin dalla sua elezione, il Papa del compromesso: un traghettatore della Chiesa verso una fase nuova dopo un’esperienza, quella di Giovanni Paolo II, che pareva irraggiungibile. Ma, evidentemente, i piani non sono andati come previsto da chi, nel Conclave, scrisse il suo nome sulla scheda il 19 aprile del 2005. Ratzinger è rimasto fedele alla sua missione, non ha tradito il suo predecessore. Nessuno si aspettava, in realtà, che questo accadesse realmente. E così qualcuno ha premuto sull’acceleratore, sul Vaticano si sono abbattuti gli scandali della pedofilia, quello dello Ior, il caso Vatileaks, con la rivelazione di carte segrete. Quando il Papa giustifica il proprio gesto parlando del “bene della Chiesa” si riferisce, evidentemente, proprio a questo: la guerra sarebbe continuata e non si sa fino a dove si sarebbe spinta. Ora è passato abbastanza tempo dalla sua morte per non avere più paura di Giovanni Paolo II il grande, ora i giochi sono aperti. E l’antipapa, in un certo senso, ha già vinto. Con la fede, chiaramente, questo non c’entra nulla. Ha ragione Dziwisz, dalla croce non si scende. Pietro, durante il suo martirio, chiese ai suoi aguzzini di essere crocifisso a testa in giù.

La polizia parcheggia sul lungomare liberato per andare al ristorante

Napoli, via Partenope, venerdì primo febbraio, ore 14,25, due auto parcheggiate nell’area pedonale del lungomare liberato. Passa una volante della polizia, rallenta, non è possibile commettere una violazione in maniera così spudorata, pensano i due agenti. Ma sul cruscotto spunta la palina del ministero dell’interno. Forse sono dei colleghi, meglio lasciare stare: i due poliziotti non approfondiscono e continuano il loro giro. Di chi saranno le due macchine? Un ministro, il sindaco, qualche parlamentare. Ci appostiamo per vedere di chi si tratta, cinque uomini con accento romano escono da un locale di via Partenope, dove hanno appena consumato il pranzo. Potrebbero essere dei poliziotti, ma non ne abbiamo nessuna certezza. Di certo quella palina, solitamente in dotazione alla polizia, ha permesso loro di violare il dispositivo del traffico e di offendere anche tutti i cittadini e i turisti che rispettano le regole. Raggiungono le auto comodamente parcheggiate sul lungomare liberato e via. La palina del Ministero permette loro di superare agevolmente anche il blocco dei vigili urbani. Insomma, è possibile anche abusare del proprio potere per mangiare una bella pizza sul lungomare di Napoli. Ne vale la pena, no?

Comune di Napoli, guerra col Pd: il sindaco schiera l’esercito degli staffisti

Il blog di Alessio Postiglione su Lettera43

Il blog di Alessio Postiglione su Lettera43

Le esternazioni del sindaco sullo scandalo dei bus senza benzina non sono andate giù al Pd. Dire che «la città è stata governata in modo scellerato per 15 anni da un blocco di potere trasversale che ruota intorno al Pd e che lo avrebbe lasciato in una situazione drammatica per fare cose inqualificabili o gravissime», ha fatto infuriare più di un dirigente e ha messo in bilico anche l’equilibrio politico in consiglio comunale. A replicare a de Magistris ci pensa l’ex vicesindaco Tino Santangelo che si dice «sconcertato» dalle dichiarazioni. «Ha perduto ogni lucidità – dice Santangelo – se si permette di parlare di manine mosse da apparati trasversali, illegali, magari di camorra e di malaffare che intendono tornare ad occupare gli spazi da lui liberati». Santangelo, sottolinea che per «liberarsi» di de Magistris, che a suo dire da anni fa affermazioni «irresponsabili e calunniose» nei confronti delle precedenti amministrazioni di sinistra, ci vorrebbe «un provvedimento di forza pari alla sentenza del Consiglio Superiore della Magistratura che ne dispose il trasferimento immediato in altra sede e ad altre funzioni. Il giorno in cui De Magistris avrà imparato a parlare meno a condurre la città così come l’hanno guidata le amministrazioni di sinistra, potrà essere capace di fare il sindaco».
Ma a difendere de Magistris è sceso in campo direttamente l’esercito degli staffisti. Alessandro Di Rienzo replica al segretario regionale del Pd Enzo Amendola sui costi degli staff. Amendola su twitter dice che “de Magistris non ha soldi per gasolio bus, ma spende due milioni per gli staff. Con Barack Obama lavora meno gente”. Di Rienzo replica al “compagno” Amendola con i numeri: «La somma degli staff della giunta oggi ammonta a 1.607.090,82 euro all’anno. Contro i 2.140.708,33 dell’ultimo anno della giunta Iervolino. 533.618 mila euro in meno. Tu che sei stato l’ultimo segretario regionale del Pd al governo della città di Napoli dovresti conoscere questi dati».
Nicola Oddati, per due lustri assessore con la Iervolino, trombato alle primarie del suo stesso partito, ora impegnato come scrittore, lascia una riflessione sul suo blog su Lettera43. Parla di “ridicola rivoluzione” e crede “che i napoletani vogliano un sindaco, non un ciarlatano da show televisivo o un improbabile capopopolo”. A lui risponde un altro staffista, Alessio Postiglione. Lo fa sempre sul Lettera43, dove cura il blog Post Politik. Postiglione ricorda come, proprio ieri, Oddati sia stato travolto dallo scandalo della NapoliServizi, la Procura della Corte dei Conti lo accusa di danno erariale e ha disposto anche il sequestro di alcuni suoi beni. Lo staffista parla di “classe dirigente inetta” e fa l’elenco di tutti quelli che ritiene fallimenti personali dell’ex assessore, sottolineando anche gli errori di grammatica contenuti nel suo blog. Del resto, il titolo del post è emblematico “Napoli non accetta lezioni da Oddati”.