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Chi scrive i comunicati ai disoccupati?

I comunicati dei disoccupati sono impeccabili. È evidente che a scriverli non sono quelli che manifestano in piazza, quelli che irrompono nelle redazioni dei giornali a protestare e minacciare. Non sono quelli che aspirano al contributo mensile a fondo perduto, all’assistenzialismo spinto della politica clientelare. Dietro questi uomini e queste donne c’è più di un attore, c’è più di un interesse. Si incrociano pericolosamente politica e camorra, da sempre. C’è un gruppo di capibastone che offre alla politica un gruppo di diseredati e chiede alla politica il conto che si paga in prebende e in assistenza. Ma i capibastone servono due padroni: politici e camorristi. Sono gli intermediari tra due poteri che si cercano, che in questa cloaca naturalmente si attraggono. Nella città del degrado sociale, nella città più misera d’Italia, questi uomini e queste donne sono un gradino sopra gli altri. Hanno un vantaggio rispetto a chi deve pensare al companatico, a chi non ha un soldo per mettere il piatto a tavola. Sono nel giro dell’assistenza: voti in cambio di soldi. Hanno un lavoro, la piazza. E spingono sull’acceleratore quando le casse non si aprono, mettono la città a ferro e a fuoco quando nessuno paga. Sono professionisti della contestazione. Sono sulle discariche, fanno picchetti con gli operai, sono in corteo con i centri sociali. E per questo hanno anche chi li difende e scrive loro i comunicati. Ma hanno reso la piazza uno spazio vuoto, un deserto dove la lotta non ha più senso, dove il diritto si confonde col ricatto. Io penso che la gente, quella vera, quella senza padroni, quella che ha fame e rabbia davvero, debba scippare la città dalle mani sporche dei lazzari.