Monthly Archives: settembre 2011

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Fontanelle, bluff del comune: il cimitero riapre a metà

[slideshow]Ad agosto il Comune ha annunciato con soddisfazione di essere riuscito a riaprire il cimitero delle Fontanelle, chiuso in seguito ad un crollo. È vero, l’antico ossario del rione Sanità è stato riaperto, ma, nonostante sia uno dei siti storici più importanti della città, è un monumento alla vergogna. All’ingresso del cimitero delle “anime pezzentelle”, proprio davanti al costone di tufo, sono accumulati rifiuti di ogni genere: cartacce, lattine, bottiglie di plastica. Nessuno si occupa di pulire. Impossibile sapere quando il sito è aperto al pubblico, non c’è un cartello. Entrando nel cimitero si trova materiale di risulta dei lavori per la messa in sicurezza, terminanti da tempo, mai rimossi dalla ditta che si è occupata delle opere. Da una delle cripte dove sono accumulate le ossa, sono caduti numerosi teschi e altri resti sono in bilico. Davanti alle transenne in legno che proteggono le “capuzzelle” si possono trovare altri rifiuti. Non finisce qui. Su alcune teche che proteggono ulteriori resti la polvere ricopre i vetri come una crosta, solida e difficile da togliere. La polvere regna incontrastata su ringhiere e altro materiale destinato ai visitatori. Sono anni che non viene tolta. Basta vedere come sono ridotte le panche in legno della chiesetta che si trova all’interno del cimitero. In alcune zone è buio pesto, perché le lampadine del sistema di illuminazione non vengono sostituite. Per non parlare del rischio sicurezza legato alle infiltrazioni di acqua. A denunciare per l’ennesima volta lo scempio è Francesco Ruotolo, consigliere comunista della Terza Municipalità. Fu lui che, insieme ad alcuni visitatori e residenti, nel maggio del 2010 occupò le catacombe in segno di protesta, perché il sito era visitabile solo per appuntamento. Il risultato fu la riapertura delle Fontanelle, grazie anche a personale volontario. Ruotolo denuncia con un esposto al sindaco e agli assessori comunali, l’inadeguatezza di questa condizione rispetto ad un monumento così importante che, nonostante tutto, è una delle mete turistiche più ricercate dai visitatori stranieri. «Fino ad un anno fa – dice Ruotolo – nel rione Sanità non c’era neanche una indicazione per capire dove si trovasse il cimitero. Manca l’essenziale perché diventi un monumento accessibile. Per non parlare delle guide turistiche. È impossibile reperire anche un semplice depliant. Per anni ho provveduto io a far trovare all’ingresso delle fotocopie. Il rione Sanità ha risorse incredibili, ma in queste condizioni resterà sempre una zona degradata della città, dove le uniche cose rilevanti sono rappresentate dalla criminalità e dall’abusivato». Il cimitero delle Fontanelle, dove sono accumulate le ossa di migliaia di napoletani, è uno dei monumenti più suggestivi e rappresentativi della storia della città. Una città popolata da una plebe sterminata e terrificante, dove la peste e il colera, i terremoti, facevano ogni volta migliaia di vittime. Per molte di queste persone che morivano senza neanche un nome si doveva trovare una collocazione fuori dalle mura. Questo è il cimitero delle Fontanelle, è il racconto suggestivo e straordinario di una grande capitale europea, per qualche secolo la più popolosa del continente; è la storia della miseria di un popolo. È una traccia, una testimonianza, unica al mondo. Anni di becera amministrazione rischiano di mettere a repentaglio questa risorsa. E, per ora, le cose non sembrano cambiare.

dal Roma dell’8 settembre 201

Turismo: il sindaco di Napoli manda i vigili a scuola

Il sindaco manda i vigili urbani a scuola. I corsi si terranno tra dicembre e giugno e vi parteciperanno 60 agenti napoletani. L’intento è quello di creare agenti sempre più preparati ad avere a che fare con i turisti stranieri. L’iniziativa, a costo zero per Palazzo San Giacomo, è stata avviata grazie ad un accordo con il dipartimento del Turismo della presidenza del consiglio dei ministri. L’obiettivo è chiarito proprio al primo punto del protocollo, firmato dal primo cittadino Luigi de Magistris e il capo della struttura romana Caterina Cittadino: «Nell’attuale contesto di “turismo globalizzato”, al centro di un panorama estremamente affollato di offerte turistiche, il fattore “accoglienza” rappresenta uno dei maggiori punti di forza di una proposta turistica di qualità e il vero “valore aggiunto” della destinazione turistica». I corsi sono costituiti da quattro classi di 15 vigili urbani che dovranno partecipare a 36 ore di lezioni. Le materie vanno dalla “comunicazione e tecniche relazionali” alle nozioni sul “patrimonio turistico locale”, passano per la storia della città. Ma non mancano materie da scuola di polizia americana, come la “gestione dello stress” e il “problem solving”. Le nozioni linguistiche, previste nel programma, lasciano il tempo che trovano visto il poco tempo a disposizione. I soldi li mette Roma, ma il Comune di Napoli dovrà occuparsi dell’organizzazione e di mettere a disposizione dei locali idonei per le lezioni. Si occuperà, invece, di formare la polizia municipale “Promuovi Italia”, un’agenzia di assistenza tecnica che opera alle dipendenze della presidenza del consiglio dei ministri. Il presidente è Maria Concetta Patti, l’ex amministratore delegato di Valtur. Insomma, almeno 60 vigili sapranno parlare con il turista americano o tedesco di turno. O, comunque, se non capiranno una parola, non si stresseranno. Il corso di training autogeno li aiuterà a superare la crisi di una domanda incomprensibile. Le lezioni di problem solving, invece, garantiranno loro la capacità di trovare nel più breve tempo possibile uno studente di lingue nelle vicinanze.

* dal Roma del 7 settembre 2011

Wikileaks, i dossier Usa: Napoli terzo mondo

di Marta Cattaneo*

«Una persona che visita Napoli potrebbe facilmente pensare di aver preso il volo sbagliato e di essere atterrato per errore nel terzo mondo». Non usa mezzi termini l’ex console americano J. Patrick Truhn, che ha scritto il cable destinato al governo centrale Usa e partito dal palazzo bianco di via Caracciolo nel mese di giugno del 2009. Nel documento, che fa parte dei file pubblicati ad Agosto da Wikileaks, si parla dello sviluppo economico del capoluogo partenopeo e della Campania in generale e si evidenzia come l’economia stenti a decollare. «Pochi investitori – si legge nel report – sia stranieri che locali, portano soldi nella regione. Gli ostacoli (cattiva amministrazione, crimine organizzato, collegamenti carenti, strade dissestate, sistema legale sovraccarico) sono insormontabili». Nel documento ci si sofferma, tra i vari aspetti dell’economia locale, sul turismo. Un settore decisamente in crisi secondo il consolato americano. Si parla, addirittura «del più grande declino nel settore dal 1986». I dati forniti al governo americano riguardano i primi mesi del 2009: nel mese di maggio il numero dei turisti è diminuito del 12%, meno 43% delle visite a Capri nei primi cinque mesi del 2009 rispetto all’anno precedente. Unico settore in crescita quello crocieristico peccato che dei turisti arrivati a Napoli con le navi «pochi spendano tempo e soldi nella regione». Ma di turismo si parla anche in un altro dispaccio. Questo, nonostante sia del 2008, fornisce sempre un quadro a dir poco disastroso. Si parla di un calo dei visitatori stranieri del 18%. «I nostri contatti nel settore alberghiero – scrivono – stimano una perdita del 25% sia del numero di turisti, che dei turisti americani che soggiornano in città». Oltre 170mila visitatori in meno rispetto all’anno precedente e un calo di presenze a Pompei del 19%, a Capri dell’8% e a Sorrento del 14%. Insomma, una vera emorragia nel settore che, secondo il consolato americano a Napoli è da attribuirsi a diversi fattori: un cambio sfavorevole che «apparentemente scoraggia molti potenziali turisti che non fanno parte dell’euro zona, inclusi gli americani»; il crimine che scoraggerebbe soprattutto francesi e tedeschi; «la mancanza di servizi adeguati e la mancanza di persone che parlano lingue straniere contribuiscono ad alimentare un’immagine negativa della città». Insomma, l’arte di arrangiarsi cara ai napoletani non funziona più come una volta: ormai la conoscenza delle lingue straniere è un obbligo per chi vuole fare turismo. Nel documento, inoltre, si parla anche dell’emergenza rifiuti che tra il dicembre del 2007 e il marzo 2008 ha devastato la città. «L’immagine di Napoli – scrivono – sommersa da pile di spazzatura alte due metri hanno causato una massiccia cancellazione di tour operator e turisti indipendenti». Dure le parole anche nei confronti dei rappresentanti locali che non sarebbero stati in grado di «promuovere Napoli dopo la crisi». I rappresentanti locali insomma concludono nel documento «sembra che credano che debbano solo affrontare la percezione negativa della città piuttosto che i problemi sottostanti come il crimine e il traffico caotico che contribuiscono a una prima percezione negativa».

* dal Roma del 5 settembre 2011

Wikileaks, Napoli paralizzata da camorra e politici

di Marta Cattaneo

Napoli è una città paralizzata dalla camorra e da una cattiva amministrazione. Un quadro a dir poco disastroso quello che emerge dalle informative confidenziali inviate nel 2008 dal consolato americano al governo statunitense. Il caso Napoli approda anche su wikileaks. Il sito che ha rivelato i segreti di mezzo mondo dedica ampio spazio anche al capoluogo partenopeo. Numerosi i file pubblicati. Ovviamente si tratta di rapporti confidenziali in cui si parla di tutti i mali della città e del mezzogiorno. Primo fra tutti, senza ombra di dubbio, la longa manus della criminalità organizzata. Sull’argomento sono tre i cables messi in rete dal sito di Julian Assange e portano la firma dell’ex console generale a Napoli, J. Patrick Truhn. A proposito della Camorra, si scrive che «Non esiste una organizzazione centrale o anche solo una confederazione; i tentativi di alcuni boss di unificare alcuni di questi clan è miseramente fallito. Per questo non c’è una sola Camorra». A tale proposito, infatti, Truhn scrive che «il termine preferito dai malavitosi per parlare della Camorra è “o sistema”». Nel cable, inoltre, emergono i legami tra criminalità organizzata e politica. «I clan della Camorra – si legge ancora – sono noti come “get out the votes” (ossia come porta voti) per politici locali, ma spesso preferiscono doni e minacce per cercare di influenzare le elezioni. Se loro voglio eleggere qualcuno, quindi, compreranno i voti». Si parla di 75 dollari per un voto e di un potere enorme che «potrebbe muovere più del 10% dei voti nella sola provincia di Napoli». «Alla fine – si legge ancora – anche i leader eletti che non hanno diretti contatti con il crimine organizzato, spesso arrivano a una sorta di accordo». Ma nel rapporto non ci si limita alla politica. Secondo il cable del consolato americano a Napoli, accanto alla corruzione degli eletti, «il crimine organizzato in Italia ha reclutato anche uomini di legge… questo sistema consente ai clan di evadere la giustizia e di assicurare che le autorità chiudano un occhio di fronte ad attività illegali». Dure le critiche agli amministratori che, secondo il rapporto, «da un lato smentiscono e dall’altro sono disfattisti. Qualcuno – si legge – ha detto all’ambasciatore che per sconfiggere la criminalità organizzata l’Italia dovrebbe andare in guerra contro i gangster e sospendere le libertà personali nel processo. Ma che dire questo vorrebbe dire commettere un suicidio politico». Le conclusioni sono durissime «i politici – prosegue – molti dei quali devono la loro sopravvivenza al crimine organizzato, sembrano i meno indicati a trovare una soluzione. Fino a che non cambieranno le cose, qualsiasi cosa sarà insufficiente». E, nel secondo dei tre cables dedicati all’argomento, si legge che «appare chiaro che la criminalità organizzata è una delle principali, se non la principale ragione del perché l’economia del sud Italia è così indietro rispetto al resto della nazione». Una breve parentesi, infine, è dedicata anche a Roberto Saviano di lui si scrive che «non è il messaggio che lui scrive a metterlo in pericolo, ma il fatto che milioni di lettori lo abbiamo letto e compreso». Questo farebbe di lui un obiettivo dei clan. Insomma, per gli statunitensi Napoli è una città senza regole, in cui politica e camorra camminano a braccetto e dove molti sono gli investitori che preferiscono dirottare altrove i capitali per paura della criminalità organizzata. Meglio girare alla larga.

*dal Roma del 4 settembre 2011, pag.2

Il Comune cancella la festa di Piedigrotta

Niente Piedigrotta per quest’anno. Il Comune dimentica la festa più importante della città. Nonostante l’annuncio dell’ex assessore alla Cultura, Graziella Pagano, nessun progetto è stato presentato per accedere ai finanziamenti europei messi a disposizione dalla Regione (il bando scadeva a maggio). «Sono dispiaciuto», commenta l’ex presidente dell’Ept, Dario Scalabrini. Sua l’iniziativa di riportare in auge la festa dopo anni di silenzio nel 2007. Ha riportato carri e canzoni, ma anche eventi straordinari come il concerto di Elton John. Le sue iniziative hanno creato polemiche, ma una innegabile eco internazionale. Basti pensare al film “Passione” di John Turturro, girato durante la festa, e presentato al Festival di Venezia lo scorso anno. Ma, anche se la responsabilità di questa défaillance è evidentemente della precedente amministrazione, l’attuale assessore comunale alla Cultura evidenzia che «la festa non è tra le priorità del Comune». «In cassa – dice Antonella Di Nocera – non ci sono soldi». Tuttavia, la prospettiva di Palazzo San Giacomo non è quella di riprendere il corso riaperto da Scalabrini: quella di una festa popolare e internazionale, così come è stata nei tempi della belle époque. «Non sono d’accordo con le imposizioni dall’alto. La festa di Piedigrotta appartiene alla città, non è possibile affidare la realizzazione dei carri ad una ditta con un bando di concorso – afferma l’assessore – Se ci sarà la possibilità sosterremo in futuro le iniziative della gente». «La Piedigrotta non è né di Caldoro né di De Magistris – replica Scalabrini – Avrei capito se avessero rivoluzionato, stravolto, l’organizzazione della festa. Ma cancellarla mi pare un errore gravissimo in termini manageriali. Così si buttano al vento gli sforzi fatti in quattro anni, una incredibile operazione di marketing. Ma questa città è fatta così, c’è una tendenza a distruggere continuamente quello che si è costruito – dice l’ex presidente dell’Ept -. E, poi, non c’è il senso dell’importanza degli eventi. Pensiamo a San Gennaro, oltre alla festa religiosa non c’è niente. Guardiamo cosa succede a Milano durante durante i festeggiamenti per Sant’Amborgio. Per fortuna a Napoli l’11 settembre un evento importante ci sarà, anche se non riguarda la Piedigrotta, ed è il concerto di George Michael, che abbiamo organizzato all’Acciaieria sonora».
Insomma, quest’anno Piedigrotta non sarà la festa della città, sarà la festa della Madonna, del quartiere, dei pescatori di Mergellina. Sarà preservato il valore religioso della ricorrenza, ma non quello tradizionale di un evento, da sempre, caratterizzato dalla incredibile commistione tra sacro e profano. Ad attirare l’attenzione dei cittadini ci saranno certamente le iniziative del cardinale. Oggi alle 20,30 l’arcivescovo sarà a Mergellina dove, su una barca opportunamente allestita, celebrerà la Messa dei Pescatori in onore della Madonna di Piedigrotta, la cui immagine sacra arriverà dal mare in processione (a partire dalle ore 19), accompagnata e accolta da canti e preghiere della tradizione mariana e devozione marinara. Con la celebrazione eucaristica presieduta da Sepe, hanno inizio i solenni  festeggiamenti che si concluderanno il 12 settembre, nella Basilica di Piedigrotta.
* da “il Giornale di Napoli”, pag.6, nel “Roma” del 3 settembre 2011