Archivi categoria: Giornalisti minacciati

La Ifj sospende l’Unione Russa dei Giornalisti

La Federazione Internazionale dei Giornalisti ha sospeso con effetto immediato l’affiliazione dell’Unione Russa dei Giornalisti. La Ifj contesta al sindacato nazionale la condotta tenuta dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la decisione di istituire filiali dell’Unione nei quattro territori ucraini (Zaporizhzhia, Kherson, Donetsk e Luhansk) annessi da Mosca a settembre 2022.

In una nota pubblicata anche sul proprio sito web, la Ifj precisa che il sindacato russo è stato sospeso a seguito di un’indagine e poi di un voto del Comitato esecutivo giunto nel corso della riunione di mercoledì 22 febbraio 2023. La votazione si è tenuta dopo che l’Unione russa dei giornalisti «ha rifiutato di riconsiderare la decisione di istituire filiali nelle quattro regioni annesse», spiega la Federazione.

«La Ifj – commenta la presidente Dominique Pradalié – è un’organizzazione fondata sulla solidarietà internazionale, sui principi di cooperazione fra i sindacati membri e sul rispetto dei diritti di tutti i giornalisti. Le azioni dell’Unione Russa dei Giornalisti nello stabilire quattro filiali nei territori ucraini annessi hanno chiaramente infranto questa solidarietà e seminato divisioni tra sindacati fratelli».

Anche la Fnsi ha sostenuto il provvedimento. «Il comportamento dell’Unione Russa dei Giornalisti è inaccettabile perché si pone nel solco dell’aggressione nei confronti dell’Ucraina, tracciato dal governo russo – sottolinea Raffaele Lorusso, membro del Comitato esecutivo della Ifj -. È dovere del sindacato dei giornalisti continuare a sostenere i colleghi ucraini, ma anche i cronisti russi che, mettendo a rischio la propria incolumità, cercano di dar voce a quella parte di opinione pubblica del loro Paese contraria alla guerra e alle politiche di Putin».

Secondo le regole della Ifj, solo il Congresso globale della Federazione può prendere la decisione definitiva di espellere un affiliato, mentre (come in questo caso) “una decisione provvisoria di espellere un membro può essere presa dal Comitato esecutivo dopo un’adeguata indagine delle circostanze e a condizione che due terzi dei membri del Comitato la votino”.

L’esito del voto è stato immediatamente notificato all’Unione Russa dei Giornalisti, che potrà presentare ricorso al prossimo Congresso, il quale confermerà o annullerà la decisione. Nel frattempo, la sospensione è da subito operativa.

Media Freedom Act, Agcom: «Valutazione positiva, disegno ampio e ambizioso per tutelare i contenuti digitali»

«La valutazione di quest’atto è senz’altro positiva, perché propone un disegno ampio e ambizioso per tutelare i contenuti digitali e rappresenta un modello anche fuori dall’Europa. L’iter legislativo europeo potrà condurre a un miglioramento. Per parte nostra siamo pronti a fornire un contributo, nell’ambito del tavolo di coordinamento governativo e in tutte le sedi istituzionali deputate, al fine di raggiungere soluzioni e proposte idonee ad assicurare una più chiara ed efficace formulazione delle norme del Regolamento europeo». Lo ha detto il presidente Agcom, Giacomo Lasorella, in audizione in Commissione Cultura e Trasporti alla Camera nell’ambito dell’esame della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per i servizi di media nell’ambito del mercato interno, il cosiddetto Media Freedom Act.

«Si tratta di una normativa strana dal punto di vista tecnico, perché si fissano principi attraverso un regolamento – ha aggiunto Lasorella rispondendo alle domande dei parlamentari -. Questa legge focalizza l’attenzione su una serie di problemi, come la libertà dei giornalisti e la regolazione del mercato che in Italia sono già in larga parte affrontati, mentre in altri paesi no. Ogni stato è comunque lasciato libero di declinare questi principi. C’è, ad esempio, dibattito sulle norme relative alle concentrazioni editoriali. Ecco, noi abbiamo già una regolamentazione del settore delle comunicazioni, che rispetto ai principi previsti nel regolamento è già un punto di riferimento. Lo stesso vale per la questione della rilevazione dell’audience».

«Sulla tutela dei giornalisti, questa non è una nostra competenza attuale, ma per quanto riguarda la figura del direttore responsabile in Francia hanno un’altra impostazione, basata sulla gerenza», ha detto ancora Lasorella.

«Il tema del rapporto con le piattaforme è fondamentale per tutte le democrazie – ha concluso il presidente Agcom -. Sicuramente il Digital Service Act rappresenta un modo innovativo per affrontare questo rapporto. La proposta di regolamento è in qualche modo una legge speciale che rende compatibili la disciplina delle piattaforme con la libertà dei media, rendendo omogenee le regole del settore. L’obiettivo di fondo è quello del pluralismo dell’informazione per i cittadini europei». (Ansa)

Il genitori di Mario Paciolla al Congresso Fnsi: “La vostra scorta mediatica per avere verità e giustizia”

“Chiediamo una scorta mediatica per nostro figlio: abbiamo la necessità di ridare dignità a questo ragazzo morto, ma anche infangato. Noi non abbiamo mai creduto al suicidio. Mario era una persona, non un caso. La verità deve venire fuori”. Così i genitori di Mario Paciolla, il giornalista trovato morto nel suo appartamento di San Vicente del Caguan, in Colombia, il 15 luglio 2020, intervenendo sul palco del Palacongressi di Riccione, in occasione del congresso della Fnsi.

“Troppi sono stati i depistaggi sul suo caso -hanno sottolineato Anna Maria Motta e Giuseppe Paciolla-. L’associazione Articolo21 della Campania ci è stata vicina fin dal primo giorno, ma pochi sono i media nazionali che ne hanno parlato”.

Ricordando l’esistenza di pagine social, petizioni e di un portale per raccogliere segnalazioni anche anonime sulla vicenda (leaks.marioveritas.org), i genitori del giovane giornalista hanno concluso: “La storia di Mario non riguarda solo la sua famiglia e i suoi amici, ma tutta la collettività”.

Regeni, sit-in a Roma con Fnsi e Usigrai

Sit-in fuori da piazzale Clodio a Roma dove oggi è fissata una nuova udienza del processo nei confronti dei  quattro 007 egiziani imputati per l’omicidio di Giulio Regeni, il  ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel  2016.

Presenti, oltre ai genitori di Regeni e a Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, anche gli attori Valerio Mastandrea e Pif. «Ognuno vive come vuole propria popolarità, io credo che bisogna prendere posizione sempre» ha detto Pif. «Siamo stati accanto alla  famiglia Regeni sin dal primo giorno e oggi siamo qui per farli  sentire meno soli» ha aggiunto Mastandrea.

Strappato lo striscione su Mario Paciolla dal balcone del SUGC

Nella notte è stato strappato dal balcone del Sindacato unitario giornalisti della Campania lo striscione con il quale si chiedeva verità e giustizia per Mario Paciolla. Non sono comprensibili le motivazioni di questo gesto ignobile che offende la memoria del cooperante e giornalista napoletano ucciso in Colombia. Certamente il manifesto verrà realizzato di nuovo e messo esattamente dove era prima, visibile alle migliaia di turisti e napoletani che attraversano ogni giorno le strade del centro antico della città.

Un murale per non dimenticare Mario Paciolla (per cui la famiglia chiede verità e giustizia)

Sulla vicenda di Mario Paciolla, il cooperante dell’Onu morto in Colombia in circostanze a dir poco misteriose il 15 luglio 2020, non deve né può calare il silenzio.

Napoletano e al tempo stesso cosmopolita, innamorato della sua città, due lauree conseguite all’università L’Orientale, Mario lavorava nell’ambito della cooperazione e dei diritti umani, ma era anche un giornalista e un poeta. “Usava le parole per costruire ponti tra i popoli”, lo ha ricordato stamattina il giornalista Claudio Silvestri, segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania, nel corso dell’incontro di presentazione della raccolta fondi “Jorit per Mario” per la realizzazione di una opera d’arte dedicata a Paciolla nella sua città, tenutosipresso la Sala del Capitolo del Complesso di San Domenico Maggiore.

L’iniziativa è promossa all’interno di una più ampia campagna di sensibilizzazione lanciata dal Comitato Giustizia per Mario Paciolla e sostenuta dal gruppo di imprese sociali Gesco con un duplice scopo: da una parte ricordare questo giovane uomo che è morto mentre lavorava per la pace; dall’altra denunciare il silenzio insopportabile che è calato sulla sua morte, “chiusa” troppo frettolosamente come suicidio.

Che di suicidio non si trattò sono convinti i genitori di Mario Paciolla, Anna Maria Motta e Pino Paciolla, la cui esistenza da quando è morto il loro caro figlio è dedicata a farne memoria, a ridargli vita e restituirgli dignità in tutti i modi possibili. E naturalmente a chiedere verità e giustizia per Mario, dopo i vari tentativi di depistaggio e la recente richiesta della Procura di Roma di “archiviazione” per suicidio. “Noi non archiviamo – ripete senza sosta ai giornalisti la madre di Mario – Vogliamo ridare dignità a nostro figlio e chiediamo per lui una verità credibile”.

GUARDA L’INTERVISTA A ANNA MOTTA

Ricordiamo che Mario, poco prima di morire, aveva fatto il biglietto aereo per rientrare a casa, in Italia. Aveva addirittura detto alla madre cosa voleva avrebbe voluto mangiare una volta a Napoli.

A ricordare le circostanze poco chiare in cui si cercò di “insabbiare” il caso dopo quel tragico 15 luglio 2020 in cui Paciolla fu trovato morto nel suo appartamento, sono i due avvocati, Emanuela Motta e Alessandra Ballerini (già legale della famiglia Regeni) che denunciano gravi depistaggi e manipolazioni della verità: “La scena del crimine fu ripulita con la candeggina e degli oggetti, che avrebbero avuto un ruolo chiave nelle indagini, sono stati buttati in discarica. L’operazione fu condotta da funzionari dell’Onu e agenti di polizia; contro di loro la famiglia Paciolla sporto denuncia”.

I due legali spiegano anche a che punto sono le indagini: “Dopo la richiesta di archiviazione, arrivata a soli due anni di complesse indagini internazionali, aver letto tutti gli atti e aver sentito i nostri consulenti e periti, siamo più che convinti, come la sua famiglia e i suoi amici, che Mario sia stato ucciso. Per cui, porteremo alla luce delle autorità nuovi elementi, sperando che vengano riaperte le indagini e sia fatta finalmente chiarezza. Rivendichiamo per Mario il diritto alla verità e alla giustizia. Siamo in attesa della prossima udienza a breve”.

Un altro problema del “caso Paciolla” è che la storia di Mario è rimasta in qualche modo confinata in Campania o comunque nel Sud Italia, senza guadagnarsi la ribalta nazionale e internazionale di casi tristemente simili.
“Confidiamo che il respiro internazionale di un artista come Jorit possa far viaggiare il nostro racconto. Soltanto portando alla luce la verità si può fare giustizia”, spiega Anna Maria Motta. Questa madre coraggiosa prosegue: “Se la famiglia di Peppe Impastato non avesse sostenuto per anni l’innocenza del figlio forse non saremmo mai venuti a conoscenza della verità”.

Contento per essere stato scelto lo street artist, noto per aver ritratto in tutto il mondo i volti di persone e personaggi portatori di valori di giustizia sociale, dal canto suo risponde: “Storie come quella di Mario, un giovane diventato eroe senza volerlo, portano messaggi positivi e testimoniano un modo diverso di costruire il mondo; quindi, è importante che anche l’arte faccia la sua parte e di loro porti traccia”.

GUARDA L’INTERVISTA A JORIT

Sul valore di portare alla luce e rompere il muro del silenzio sul caso Paciolla è intervenuto anche Sergio D’Angelo, presidente di Gesco: “Questa campagna serve a indicarlo come esempio e a rendere omaggio a Mario ma anche a denunciare il silenzio insopportabile calato su questo caso, chiuso troppo frettolosamente come suicidio. Siamo vicini alla famiglia Paciolla, nella ricerca di una piena giustizia; non possiamo permettere cheprevalga l’omertà, una colpevole omertà”.

GUARDA L’INTERVISTA A SERGIO D’ANGELO

Hanno partecipato alla conferenza stampa portando il pieno sostegno delle istituzioni anche Laura Lieto, vicesindaco di Napoli, e Sergio Colella, delegato dal Sindaco per la Città Metropolitana.

GUARDA L’INTERVISTA A LAURA LIETO

Sono intervenuti, tra gli altri, all’incontro Simone Canpora del Collettivo Giustizia per Mario Paciolla e Desirée Klain, che ha assicurato il sostegno di Articolo 21 alla campagna. A contribuire con le sue opere alla raccolta fondi anche l’artista Antonio Conte, già coinvolto in una simile iniziativa che ha finanziato il documentario sulla vita di Mario “Come fuoco”.

GUARDA L’INTERVISTA A ANTONIO CONTE

Il murale di Jorit sarà realizzato con il sostegno di Gesco e della società Argo: il volto di Mario verrà dipinto su una facciata del liceo scientifico Elio Vittorini, ovvero la sua scuola; sarà inaugurato il 28 marzo prossimo, giorno in cui sarebbe caduto il compleanno del cooperante morto in Colombia.

Qui è possibile fare la propria donazione per contribuire alla realizzazione dell’opera:
https://gofund.me/3b107270

Per fare in modo che chiunque abbia visto o sappia qualcosa possa contribuire in assoluto anonimato alle indagini è stata creata anche la piattaforma marioveritas.org, su cui è possibile lasciare una testimonianza, caricare foto e video in totale sicurezza.

Un altro modo per contribuire alla causa è firmare la petizione promossa dal Comitato Giustizia per Mario Paciolla a questo link:
https://www.change.org/p/ministero-degli-esteri-italiano-morte-di-un-operatore-italiano-dell-onu-in-colombia?utm_source=brand_it&utm_medium=media

 

Maria Nocerino per Napoliclick.it

 

 

 

 

 

Jorit per Mario Paciolla: a Napoli un murale per il cooperante morto in Colombia

Sarà presentato lunedì 30 gennaio 2023 alle ore 10.30 presso la Sala del Capitolo nel Complesso Monumentale San Domenico Maggiore a Napoli il progetto Un murale per Mario Paciolla promosso dalla famiglia Paciolla e dal collettivo “Giustizia per Mario Paciolla” con il sostegno del gruppo di imprese sociali Gesco e il patrocinio del Comune e della Città Metropolitana di Napoli.

Interverranno alla conferenza: Anna Maria Motta e Giuseppe Paciolla, genitori di Mario; l’artista Jorit; Simone Campora del collettivo Giustizia per Mario Paciolla; la vicesindaco del Comune di Napoli Laura Lieto e il presidente di Gesco Sergio D’Angelo. Saranno presenti in collegamento le avvocatesse Alessandra Ballerini ed Emanuela Motta che assistono la famiglia Paciolla. Modererà l’incontro il giornalista Claudio Silvestri.

Il murale firmato Jorit e dedicato alla memoria di Mario sarà realizzato in un luogo significativo come il Liceo scientifico statale “Elio Vittorini” dove Mario si è formato, o in qualche altro istituto scolastico qualora il suo liceo non dovesse essere disponibile.

L’iniziativa fa parte di una campagna di sensibilizzazione più ampia per chiedere verità e giustizia sul caso del cooperante napoletano scomparso in Colombia il 15 luglio 2020 in circostanze misteriose e per scongiurare l’archiviazione come “suicidio” chiesta di recente dalla Procura di Roma.

Sette anni senza Giulio, l’appello da Ponticelli: ora verità e giustizia

Un appello dal rione Incis di Ponticelli per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso sette anni fa in Egitto. L’occasione, proprio nell’anniversario della sua morte, il 25 gennaio 2023, è stata la presentazione del libro di Luciana Esposito, direttrice del giornale online Napolitan, e consigliera nazionale della Fnsi, “Nell’inferno della camorra di Ponticelli-Napolitan”. Prima della presentazione nella sala conferenze stracolma della chiesa di San Giuseppe c’è stato un flash mob al quale ha partecipato anche don Antonio Coluccia, il prete eroe di San Basilio, nella periferia di Roma, costretto a vivere sotto scorta. Insieme alla Esposito erano presenti Luigi Ferrucci, Presidente Nazionale dell’associazione Fai Antiracket; Nino Daniele, ex sindaco di Ercolano, nonché ex Presidente dell’Associazione antiracket FAI ”Ercolano per la legalità” e Presidente dell’Osservatorio sulla Camorra e l’illegalità in Campania; Claudio Silvestri, Segretario del SUGC – Sindacato Unitario Giornalisti della Campania; Desirèe Klain, portavoce Articolo 21 Campania, e la giornalista Nunzia Marciano che ha moderato l’incontro. Il libro di Luciana Esposito nasce dalla sua esperienza di cronista nel quartiere di Ponticelli, il suo lavoro le è costato minacce e una aggressione per la quale sono state condannate tre persone. Nel processo il Sindacato unitario giornalisti della Campania era parte civile.

Intercettazioni, Lorusso: «Basta bavagli ai giornalisti»

«Chi vuole cogliere il pretesto della riforma della giustizia per mettere un bavaglio alla stampa, dovrebbe mettere il naso fuori dai confini nazionali e vedere come molti media europei stanno raccontando il Qatargate, basandosi sui materiali delle indagini portate avanti dall’autorità giudiziaria belga: non c’è nulla di diverso rispetto a quello che fanno i giornalisti italiani. È pretestuoso dire che c’è un’anomalia italiana, non c’è alcuna anomalia», dice Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della Stampa italiana, intervenendo sul tema intercettazioni.

«Se la notizia è di rilevanza pubblica – riflette Lorusso – e può essere utile all’opinione pubblica anche per esercitare consapevolmente i diritti di cittadinanza, e se il giornalista ne entra in possesso lecitamente, ha il dovere di pubblicarla, indipendentemente dal fatto se sia un atto di indagine coperto o meno dal segreto, checché ne pensi qualche esponente della classe politica italiana. C’è una giurisprudenza costante della Corte europea dei diritti dell’uomo su questo: il diritto dei cittadini a essere informati prevale anche sul segreto di indagine».

Le intercettazioni restano «uno strumento di indagine importante, ed è chiaro che i giornalisti, qualora ne entrino in possesso, debbano farne un uso responsabile. Quello che rileva è la notizia, non bisogna certo fare il copia e incolla e dare in pasto ai lettori. Le notizie – sottolinea – vanno estrapolate e spiegate tenendo conto del contesto generale in cui maturati i fatti».

L’auspicio del segretario Fnsi è che «tutto questo venga tenuto in debita considerazione da chi pensa a introdurre nuove forme di bavaglio, visto che ce ne sono già tante: penso alle querele temerarie, tema che dal 2002 è all’attenzione Parlamento, ma chissà perché non si fanno passi avanti e intanto i media vengono minacciati da chi vuole impedire loro di occuparsi di determinati temi con richieste enormi di risarcimento danni pretestuosi. Così come non si fanno passi avanti sul tema del segreto professionale e delle fonti, anzi vengono compiute azioni spettacolari nei confronti dei giornalisti, come perquisizioni, sequestri di strumenti di lavoro, pedinamenti. Questo indebolisce il diritto di cronaca e la libertà di stampa nel nostro paese. È sufficiente consultare il rapporto sullo Stato dell’Unione dell’Ue del luglio scorso per trovare tutte queste criticità, insieme con una condizione lavorativa sempre più precaria. Ecco, mi aspetterei che la classe politica discuta di questo piuttosto che di dover combattere contro l’introduzione di ulteriori bavagli. Prevedere eventuali sanzioni per chi pubblica notizie vere, contenute in atti giudiziari come intercettazioni, farebbe fare all’Italia un ulteriore passo indietro nelle classifiche internazionali, allontanando il nostro Paese dalle democrazia liberali occidentali per avvicinarlo a Paesi come l’Ungheria».

Domani a Ponticelli ricordo di Giulio Regeni alla presentazione del libro di Luciana Esposito

Domani, mercoledì, 25 gennaio, ore 19,30, chiesa di San Giuseppe, via Fausto Coppi, al Rione Incis di Ponticelli, l’associazione Fai antiracket in collaborazione con Articolo 21 organizzano la presentazione del libro della giornalista  Luciana Esposito “Nell’inferno della camorra di Ponticelli – Napolitan” (Iod edizioni). Sarà l’occasione per rendere omaggio a Giulio Regeni, ucciso in Egitto il 25 gennaio del 2016, e per rilanciare l’appello dei genitori che chiedono ancora verità e giustizia a sette anni dalla morte del figlio. Dialogheranno con l’autrice Luigi Ferrucci, presidente Nazionale Fai antiracket, Nino Daniele, ex sindaco di Ercolano, Claudio Silvestri, segretario Sindacato unitario giornalisti della Campania, Désirée Klain, portavoce Articolo 21 Campania. Introduce e modera Nunzia Marciano, giornalista.