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Inpgi: Il Sottosegretario al Ministero del Lavoro, Francesca Puglisi, esprime parere favorevole al profetto di allargamento della platea degli iscritti

Nel corso dell’audizione tenutasi il 24 novembre 2020 presso la Commissione parlamentare per il controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di Previdenza e assistenza sociale, presieduta dal Sen. Sergio Puglia, il Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro con delega alla vigilanza sugli Enti  di previdenza privatizzati, Dr.ssa Francesca Puglisi, ha illustrato, tra l’altro, la situazione afferente l’INPGI e le iniziative poste in essere per ripristinare le condizioni di equilibrio e sostenibilità economico-finanziaria della gestione previdenziale presso la quale sono assicurati i giornalisti dipendenti.

Il Sottosegretario, in particolare, ha manifestato apprezzamento per l’ipotesi normativa elaborata nell’ambito dell’apposito tavolo tecnico istituito dalla Presidenza del Consiglio nello scorso mese di febbraio, che – in coerenza con le disposizioni già contenute nell’art. 16 quinquies del decreto legge n. 34/2019 – contempla, tra l’altro, un allargamento della competenza assicurativa dell’Istituto di Previdenza con l’inclusione dei comunicatori professionali che operano presso le pubbliche amministrazioni.

Si tratta di una misura che, come emerge dagli appositi studi tecnico-attuariali, consente di superare le criticità legate al ripristino dell’equilibrio finanziario della gestione previdenziale nel medio-lungo periodo, ponendosi, pertanto, come soluzione strutturale in grado di coniugare l’adeguamento delle forme di tutela previdenziale all’evoluzione del sistema organizzativo e professionale degli operatori dell’informazione e della comunicazione con le esigenze di salvaguardia e garanzia prospettica della sostenibilità economica della gestione previdenziale.

In tale occasione il Sottosegretario Puglisi ha avuto modo di sottolineare che, in caso contrario, gli oneri finora sostenuti dall’Ente di Previdenza di giornalisti ricadrebbero sul bilancio statale, ponendo così a carico della fiscalità generale costi economicamente significativi.

Agcom: «Durante l’emergenza Covid-19 il 73% dei giornalisti ha riscontrato casi di disinformazione»

Durante l’emergenza Covid-19 i tre quarti dei giornalisti italiani (73%) si sono imbattuti in casi di disinformazione: il 78% di questi almeno una volta a settimana, mentre il 22% addirittura una volta al giorno. La maggior parte della disinformazione ha viaggiato su fonti online non tradizionali (social, motori di ricerca, sistemi di messaggistica). È quanto emerge dall’ultimo Rapporto dell’Osservatorio sul giornalismo, “La professione alla prova dell’emergenza Covid-19”, approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha deciso di dare il via ad una consultazione pubblica per far luce sulle reali condizioni del lavoro giornalistico.

«L’Autorità – spiega una nota – avvierà quindi incontri con il sottosegretario per l’informazione e l’Editoria e con gli stakeholder per raccogliere proposte e intraprendere un confronto sulle principali problematiche del settore, anche al fine di sviluppare indicazioni utili al legislatore ed avanzare proposte al governo con l’obiettivo di tutelare e rinnovare l’informazione giornalistica in Italia».

Il Rapporto (disponibile a questo link), giunto alla terza edizione, punta in particolare i riflettori sulla drammatica sfida imposta dalla pandemia alla professione giornalistica, analizzata attraverso un’indagine ad hoc che ha coinvolto la scorsa estate i professionisti dell’informazione.

Mentre per quel che riguarda lo stato di salute della professione «risultano confermate e consolidate – anticipa l’Agcom – le dinamiche già individuate nelle due precedenti edizioni: progressivo invecchiamento dei giornalisti; diffusa precarizzazione; insoddisfacente preparazione specialistica in particolare sui temi economici, scientifici e tecnologici; crescente ibridazione della professione giornalistica strettamente intesa, con attività professionali attinenti al campo della comunicazione. Il tutto in una perdurante crisi di identità e ruolo della professione, entro il quadro più ampio di forti difficoltà dell’editoria».

Otto i quesiti attorno ai quali è strutturata la consultazione lanciata dall’Agcom: accesso alla professione, profili contrattuali e remunerazione del lavoro giornalistico; percorsi formativi e di accesso alle redazioni; competenze digitali e specialistiche dei giornalisti; nuove forme di produzione e diffusione delle notizie; strumenti di contrasto alla disinformazione e alle fake news; pluralismo dell’informazione e criticità dell’informazione locale; tutela del diritto d’autore; minacce alla professione e problematiche connesse alla rappresentatività di genere (due temi che saranno oggetto di specifici prossimi approfondimenti da parte dell’Autorità).

Imprese editoriali, al Sud sgravi sui contributi anche per i dipendenti giornalisti

Anche il personale giornalistico dipendente dalle aziende situate nelle regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) potrà beneficiare dello sgravio contributivo del 30%. L’agevolazione, prevista con la circolare 10 del 30 ottobre 2020 dell’INPGI inerente l’esonero contributivo per le aree svantaggiate (c.d.Decontribuzione Sud), va richiesta direttamente sul sito www.Inpgi.it nell’apposita sezione “Notizie per le Aziende” – software DASM (Denuncia Aziendale Supporto Magnetico).

L’agevolazione è stata introdotta dal Decreto “Agosto” (articolo 27 del decreto-legge n. 104/2020,)  per il periodo 1° ottobre 2020 – 31 dicembre 2021.

 

Requisiti e caratteristiche della Decontribuzione Sud

Possono accedere al beneficio tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori purché in  possesso della regolarità contributiva e delle seguenti ulteriori condizioni:

  • assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge;
  • rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

L’esonero è pari al 30% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi per l’assicurazione infortuni. Non è previsto un limite individuale di importo all’esonero e non possono essere oggetto di sgravio le seguenti contribuzioni:

 

ASSICURAZIONE Aliquota datore lavoro NOTE
Fondo Integrativo “ex fissa” 1,50 % Dovuto soltanto per i giornalisti professionisti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato regolato dal CNLG FIEG/FNSI (Vedi Circolare INPGI n. 4 del  19/02/2015).
Addizionale Fondo Integrativo “ex fissa” 0,35 % Dovuto soltanto per i giornalisti  professionisti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato regolato dal CNLG FIEG/FNSI (Vedi Circolare INPGI n. 4 del  19/02/2015).
Contributo per gli ammortizzatori sociali 0,50 % Dovuto dalle Aziende soggette alle procedure di  CIGS di cui alla legge n. 416/81, anche con meno di 15 dipendenti (vedi Circolare INPGI n. 9 del 2/09/2009).
Contributo assicurazione  Infortuni 11,88  €. Q.ta fissa mensile dovuta per tutti i giornalisti iscritti, a prescindere dal CCNL applicato. Ridotta a 6,00 euro per rapporti di lavoro ex  Artt. 2 e 12 CNLG con retribuzione  inferiore al  minimo contrattuale di redattore + 30 mesi (Vedi Circolare INPGI n. 7 del  26/06/2009).

 

La misura agevolativa spetta in relazione a tutti i rapporti di lavoro subordinato purché sia rispettato il requisito geografico della prestazione lavorativa.

La Gazzetta del Mezzogiorno al gruppo Ladisa. Il sindacato: «Adesso lavorare per il rilancio»

«La Gazzetta, con i suoi 133 anni di storia, si salverà grazie a un nuovo editore. Il Tribunale Fallimentare di Bari ha aggiudicato la gara bandita per l’affitto del ramo di azienda Edisud Spa fino al 31 luglio 2021 alla Ledi Srl del Gruppo Ladisa di Bari che garantirà la continuità di pubblicazione del quotidiano ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’». A dare la notizia sono gli stessi giornalisti del quotidiano che, sul sito web della Gazzetta, precisano: «Ma la priorità è non fermare le pubblicazioni neanche per un giorno in attesa del subentro».

La società vincitrice è stata l’unica partecipante alla gara per l’affitto temporaneo della testata, cui si è arrivati dopo che l’esercizio provvisorio, conseguenza del fallimento, era stato chiuso dal Tribunale lo scorso 3 novembre sulla base di una relazione dei curatori che evidenziava ulteriori perdite.

«Si tratta di un passaggio importante per la storia della Gazzetta perché, grazie all’intervento del gruppo imprenditoriale barese facente capo ai fratelli Sebastiano e Vito Ladisa, il giornale continuerà le pubblicazioni dopo la decisione adottata il 3 novembre scorso dallo stesso tribunale che aveva decretato la fine dell’esercizio provvisorio, concesso a metà giugno, per il grave stato di liquidità dell’azienda», aggiungono i giornalisti.

«Il passaggio della gestione della Gazzetta del Mezzogiorno dalla Edisud dichiarata fallita alla Ledi, società del gruppo Ladisa, evita un esito disastroso sotto il profilo occupazionale e garantisce la necessaria continuità aziendale al quotidiano dei pugliesi e dei lucani. Ha prevalso il senso di responsabilità di tutti, a cominciare dai giornalisti, nella consapevolezza che adesso si apre un’altra partita, ugualmente difficile», commentano la Federazione nazionale della Stampa italiana e le Associazioni regionali di Stampa di Puglia e Basilicata.

«Va innanzitutto scongiurato – proseguono – il rischio che il passaggio dalla curatela fallimentare alla nuova società editrice possa provocare l’interruzione delle pubblicazioni, anche per una sola giornata. Sarà, inoltre, necessario rimboccarsi immediatamente le maniche per mettere a punto un piano industriale di rilancio che assicuri sostenibilità, tuteli l’occupazione valorizzando le professionalità e faccia crescere l’offerta informativa del giornale. Va potenziato il legame della testata con i singoli territori della Puglia e della Basilicata, che le gestioni del passato hanno mortificato e impoverito. Nella prospettiva della vendita all’asta della testata, si tratta di un passaggio ineludibile».

Il sindacato dei giornalisti, concludono Fnsi e Assostampa, «continuerà a portare avanti la battaglia per il futuro della Gazzetta, proseguendo nel confronto a tutto campo e senza pregiudiziali con il nuovo editore».

Il Sole 24 Ore, il direttore contro il Cdr. Fnsi: «Non sono i giornalisti a doversi vergognare»

«È sconcertante la reazione del direttore del Sole 24 Ore ad un comunicato in cui il Comitato di redazione ha legittimamente preso le distanze da contenuti spacciati per giornalistici, ma riconducibili alla proprietà della testata senza alcuna forma di mediazione giornalistica. Non è il Comitato di redazione, al quale va la solidarietà del sindacato dei giornalisti, che dovrebbe provare vergogna. In questa vicenda sono altri che dovrebbero non solo vergognarsi, ma anche porsi anche qualche domanda». Così la Federazione nazionale della Stampa italiana dopo la risposta del direttore, Fabio Tamburini, che alla nota del Cdr ribatte: «Chi mi conosce sa che i firmatari del comunicato dovrebbero provare qualche vergogna».

Per il sindacato dei giornalisti, «consentire alle proprietà di utilizzare i giornali a proprio piacimento, bypassando le professionalità delle redazioni, fenomeno sempre più diffuso nell’editoria italiana, significa non soltanto abdicare al ruolo assegnato ai direttori, che fino a prova contraria sono ancora giornalisti, ma anche e soprattutto infliggere un colpo mortale all’autonomia e all’indipendenza dei corpi redazionali. Con quali risultati in termini di autorevolezza e credibilità dell’informazione nel suo complesso di fronte dell’opinione pubblica – conclude la Fnsi – è purtroppo ormai da tempo sotto gli occhi di tutti».

Sulla vicenda interviene anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti che, in una nota, esprime solidarietà al Comitato di redazione e a tutti i giornalisti del Sole 24 Ore, assicurando di essere al loro fianco in qualsiasi iniziativa volessero mettere in campo. «Rivendicare il ruolo e l’autonomia di una redazione – rileva il sindacato regionale – è uno dei compiti prioritari di un Comitato di redazione. A tutela dei giornalisti e dell’indipendenza stessa della testata che, in altro modo, rischiano di perdere di credibilità agli occhi di coloro i quali dovrebbero essere i veri padroni di ogni giornale: i lettori. Ha fatto bene, quindi, il Cdr de Il Sole 24 Ore a denunciare sull’edizione di oggi del primo quotidiano economico d’Italia (il cui azionista di maggioranza è la Confindustria) la presenza invasiva e peraltro reiterata, dei vertici confindustriali che firmano pezzi e pagine sulle colonne del giornale. Assurda e inaccettabile, invece, la replica del direttore in calce al comunicato, secondo la quale sono i “firmatari”, cioè il Cdr e di conseguenza i giornalisti da loro rappresentati, a “dover provare qualche vergogna”: la vergogna dovrebbe averla chi, a fronte di fatti e situazioni denunciate, non ha contenuti e motivazioni da opporre e in vero stile padronale è capace solo di lanciare un attacco diretto al sindacato».

PER APPROFONDIRE
Di seguito il comunicato del Comitato di redazione del Sole 24 Ore pubblicato sul sito web e sull’edizione di domenica 15 novembre 2020 del quotidiano.

COMUNICATO SINDACALE
Il Sole 24 Ore di oggi ospita uno speciale di quattro pagine dal titolo «Il coraggio del futuro», che contiene cinque articoli a firma di alti esponenti di Confindustria.
Si tratta della seconda di due puntate (la prima è di domenica scorsa), con una struttura praticamente identica, annunciate con un intervento del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi sul quotidiano del 5 novembre. In totale, fanno otto pagine e undici articoli firmati dal nostro editore nel giro di pochi giorni.
È un record per noi, ma non un fenomeno isolato in queste settimane, perché da inizio mese a oggi il quotidiano ha ospitato 25 tra interviste e interventi di alti esponenti di Confindustria. Nei giorni scorsi abbiamo espresso al direttore tutta la nostra contrarietà a un’iniziativa di questo tipo e, più in generale, a quella che consideriamo una deriva pericolosa. Le ragioni sono di ordine organizzativo, perché ci lascia più che perplessi la scelta di appaltare parte rilevante del quotidiano a interventi esterni, escludendo oltretutto i giornalisti dalla sua realizzazione.
Ma la ragione più rilevante è di merito. Da sempre siamo contrari alla scelta di ridurre il giornale a un house organ, sul quale i contenuti scelti dal nostro editore vengono inseriti in quantità smodata, senza filtro e senza mediazione dei giornalisti.
Siamo ben consapevoli di avere un editore ingombrante, con il quale non è semplice fare i conti. Proprio per questo riteniamo che l’autonomia della redazione e del lavoro di ciascuno di noi va prima rigorosamente affermata, poi puntigliosamente difesa. Dal nostro punto di vista, allora, iniziative come quella di oggi rischiano solo di fare aumentare il disincanto dei lettori, giustamente poco interessati alla lettura di un bollettino confindustriale, e di svalutare la nostra testata, la cui autorevolezza è per noi (ma così dovrebbe essere anche per l’editore) il patrimonio più importante da difendere.
Continueremo a vigilare su quanto avverrà in futuro, sperando che i limiti della decenza non vengano più superati.
Il Cdr

Il Mattino, Velardi licenziato. Fnsi e Sugc: saremo al suo fianco

La Fnsi e il Sugc esprimono sconcerto per il licenziamento “per giusta causa” del caporedattore centrale del Mattino di Napoli Antonello Velardi, da poco rieletto sindaco di Marcianise. Velardi, da anni ai vertici della redazione del più grande giornale del Mezzogiorno, ha sempre dimostrato competenza nella gestione del giornale. Il licenziamento avviene a pochi giorni da quello di Massimo Caputi, caporedattore dello Sport del Messaggero, altro giornale del gruppo Caltagirone. Restiamo in attesa di conoscere le motivazioni che hanno spinto l’azienda a una decisione che appare inspiegabile e alla quale ci opporremo in ogni modo. Il Sindacato dei giornalisti è pronto ad affiancare il collega in ogni sede per il riconoscimento dei propri diritti.

IL DOCUMENTO DEL CDR

L’assemblea dei giornalisti del Mattino esprime sconcerto per il licenziamento del collega Antonello Velardi, a cui va la totale e convinta solidarietà della redazione. In attesa di fare piena luce sulle cause alla base della decisione dell’azienda, l’assemblea dei giornalisti del Mattino manifesta forte preoccupazione per l’uscita così traumatica di un compagno di lavoro, che indebolisce ulteriormente una redazione già ridotta all’osso, peraltro in un momento così difficile come quello attuale. L’assemblea invita pertanto il direttore a fornire rassicurazioni sul futuro del giornale e sulla tenuta del corpo redazionale.

Da Citynews invito ai propri giornalisti: «Aderite all’accordo Uspi-Cisal». Fnsi: «Attenti, è fuorviante»

Il protocollo Uspi-Cisal non è un contratto giornalistico. L’Uspi lo ha sottoscritto con un sindacato di comodo, la Cisal per l’appunto. E adesso Citynews, che per dimensione e tipologia di attività è entrata nell’ambito di applicazione del contratto Fieg-Fnsi, chiede ai propri giornalisti di aderire all’applicazione del protocollo Uspi-Cisal. Si tratta, evidentemente, di un messaggio fuorviante.

Innanzitutto, come detto, la Cisal, non è rappresentativa della categoria giornalistica. Non è un caso, infatti, che la stessa abbia sottoscritto con Uspi un “Protocollo di intesa per la regolamentazione dei rapporti di lavoro di natura redazionale nei settori dell’informazione e della comunicazione” nel quale – al netto dei richiami alla legge 3 febbraio 1963, n. 69 sull’Ordinamento della professione di giornalista – non v’è traccia della parola “giornalista”.

È bene, inoltre, sottolineare che l’applicazione al giornalista del protocollo Uspi-Cisal non consente, ai fini Casagit, l’acquisizione dello status di socio contrattualizzato e, pertanto, non determina quei vantaggi fiscali che, invece, derivano dall’essere iscritto alla Casagit in ragione di un Cnlg firmato dalla Fnsi, sindacato fondatore della Cassa di assistenza sanitaria dei giornalisti italiani.

Affermare, poi, che il Protocollo Uspi-Cisal sia migliorativo anche per la qualifica di collaboratori della redazione appare evidentemente non corretto. Basti pensare che nel Cnlg sottoscritto con Uspi dalla Fnsi, e cessato a maggio scorso, era previsto un minimo retributivo di 1.300 euro lordi al mese, mentre nel protocollo Uspi-Cisal per il collaboratore redazionale sono previsti tre scaglioni che prevedono: 130 euro per almeno 2 collaborazioni; 250 euro per almeno 4 collaborazioni; 500 euro per almeno 8 collaborazioni.

È quindi di tutta evidenza che, sui nuovi assunti, il trattamento economico non possa definirsi “migliorativo” rispetto alla precedente regolamentazione contrattuale.

I giornalisti, ovviamente, sono liberi di prendere tutte le decisioni che ritengono più giuste e opportune. Suggeriamo, però, una attenta valutazione del percorso prospettato da CityNews, anche attraverso ampi confronti assembleari.

È comprensibile il timore, manifestato da alcuni colleghi che hanno contattato il sindacato, di provvedimenti ritorsivi, non escluso l’eventuale licenziamento. Va però ricordato che, stante l’emergenza Covid, i licenziamenti sono stati bloccati per legge fino al 31 gennaio 2021. Un motivo in più per opporre resistenza e pretendere dall’editore il riconoscimento del giusto inquadramento contrattuale per ciascun giornalista.

Gazzetta del Mezzogiorno, il sindacato: «Al fianco dei colleghi per salvare testata e posti di lavoro»

«La Federazione nazionale della Stampa italiana e le Associazioni della Stampa di Puglia e Basilicata sono al fianco dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno nella battaglia per assicurare la continuità delle pubblicazioni e salvaguardare la storia della testata e i livelli occupazionali. La decisione dei curatori fallimentari della Edisud spa di dichiarare concluso l’esercizio provvisorio e di pubblicare un bando per l’affitto temporaneo della testata disgiunto dalla vendita della stessa, apre scenari di ulteriore incertezza. Sono a rischio i posti di lavoro e un patrimonio di informazione consolidatosi in 132 anni di storia che appartiene alla gente di Puglia, Basilicata e dell’intero Meridione», spiega il sindacato dei giornalisti.

«Non consentiremo che questa operazione, per la quale chiederemo ai responsabili della procedura fallimentare di aprire al più presto la necessaria e ineludibile fase di consultazione sindacale, si trasformi in un affare per qualcuno e in una beffa per tanti, ossia per i lavoratori, che devono vedere salvaguardati crediti e diritti acquisiti, e l’opinione pubblica di due regioni, che sarebbe gravemente danneggiata dal colpo mortale che si infliggerebbe al pluralismo dell’informazione», concludono la Fnsi e le Assostampa.

Informazione locale online e periodici cattolici, siglato l’accordo nazionale fra Anso Fisc e Fnsi

L’Associazione nazionale delle testate online (Anso), la Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc) e la Federazione nazionale della Stampa italiana, sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani, hanno sottoscritto nella serata di ieri, giovedì 29 ottobre, un accordo collettivo nazionale transitorio per la regolamentazione delle prestazioni di lavoro giornalistico nelle testate online di informazione locale aderenti ad Anso e nelle testate periodiche aderente alla Fisc.

L’accordo, che ha validità dal primo novembre 2020, è propedeutico alla sottoscrizione di un contratto collettivo di settore che le parti si sono impegnate a definire entro il 30 giugno 2021 e si è reso necessario per non lasciare senza regolamentazione contrattuale le aziende che applicavano il contratto collettivo Uspi-Fnsi, che ha cessato di produrre ogni effetto il 30 maggio scorso.

«Oggi – commenta Marco Giovannelli, presidente di Anso – è una giornata storica per il mondo dell’editoria digitale. Anso in questi anni si è sempre battuta perché il settore venisse considerato come merita. In questi mesi di crisi tutti hanno potuto vedere l’importante ruolo svolto dall’editoria locale ed iperlocale. Ringraziamo i colleghi della Fisc e della Fnsi per avere colmato in tempi brevissimi, nonostante la situazione contingente, il vuoto normativo creatosi dopo la cancellazione del precedente contratto. Viene così garantito un percorso che consentirà ai piccoli editori digitali di far crescere le proprie aziende e l’occupazione».

Per Chiara Genisio, vicepresidente Fisc, «questo accordo costituisce un elemento di certezza in una fase molto difficile per il Paese e soprattutto per il mondo dell’informazione. Un passo importante che offre opportunità, tutela e dignità ai giornalisti che operano nelle testate aderenti alla nostra Federazione. Un traguardo molto significativo per i nostri giornali radicati nel territorio, dal Nord al Sud dell’Italia, che soprattutto in questa fase di emergenza continuano a essere autentici punti di riferimento delle comunità locali».

«Si apre – dice Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi – una fase di ampia collaborazione con le organizzazioni rappresentative di un settore editoriale che necessita di uno strumento contrattuale adeguato alla dimensione e alle esigenze produttive delle aziende. L’obiettivo è far emergere e favorire l’occupazione giornalistica, riconoscendo diritti e tutele in un quadro di sostenibilità. L’accordo raggiunto è soltanto un primo passo, reso possibile dalla serietà e dal senso di responsabilità di tutti gli interlocutori».

PER APPROFONDIRE
Allegato di seguito il testo dell’accordo nazionale siglato da Anso, Fisc e Fnsi.

Accordo Contrattuale Collettivo Nazionale Anso Fisc Fnsi

Contratto Uspi-Cisal, le decisioni della Giunta esecutiva

Revoca con effetto immediato del patto di alleanza sottoscritto con la Cisal l’11 dicembre 2017. Invito al Consiglio direttivo del Sindacato Giornalisti della Calabria a deferire al Collegio regionale di probiviri il segretario generale della Cisal Francesco Cavallaro, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei giornalisti della Calabria, per violazione dello Statuto federale. Mandato agli avvocati per verificare che il contratto sottoscritto da Uspi e Cisal sia conforme alle previsioni di legge, alla correttezza dei rapporti sindacali e soprattutto non arrechi pregiudizio ai giornalisti e, in tal caso, attivare ogni azione necessaria a garantire il rispetto delle regole.

È quanto stabilito dalla Giunta esecutiva della Fnsi riunita, in modalità telematica, con la Consulta delle Associazioni regionali di Stampa dopo la notizia della firma di un contratto per la regolamentazione dei rapporti di lavoro di natura redazionale da parte di Uspi e Cisal, mentre era in corso con l’organizzazione datoriale guidata da Francesco Saverio Vetere una trattativa sul rinnovo del contratto firmato con la Federazione nazionale della Stampa italiana scaduto il 31 maggio 2020.

E mentre, come espressamente previsto dal patto di alleanza sottoscritto con la Fnsi, la Cisal si era impegnata a riconoscere nei contratti nazionali di lavoro giornalistico stipulati dalla Federazione nazionale della Stampa italiana «l’unico strumento adeguato a regolamentare i diritti contrattuali dei giornalisti e a garantirne l’autonomia professionale».

Le decisioni della Giunta e delle Assostampa erano state anticipate da una dura presa di posizione del sindacato dei giornalisti all’indomani della stipula dell’accordo fra Uspi e Cisal, mai comunicata ufficialmente alla Fnsi.

In virtù di quanto accaduto, e in ragione dell’evidente mancanza di affidabilità dimostrata, Giunta esecutiva e Associazioni regionali di Stampa hanno dichiarato cessato ogni confronto con l’Uspi sulla prosecuzione dei lavori di rinnovo del contratto nazionale scaduto il 31 maggio 2020, e di proseguire, al contempo, il confronto con le altre organizzazioni datoriali interessate, per la tutela contrattuale, assistenziale e previdenziale dei colleghi.