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Il Mattino, vertenza collaboratori: il sindacato scrive ai prefetti

Una lettera ai prefetti delle cinque province campane per l’apertura di un tavolo sui lavoratori autonomi del Mattino, la costituzione di un coordinamento dei collaboratori e il sostegno completo per chiunque voglia avviare vertenze individuali. È quanto stabilito in un’assemblea con i collaboratori del Mattino organizzata dal Sindacato unitario giornalisti della Campania, alla quale ha partecipato il segretario generale aggiunto della Fnsi, Mattia Motta, presidente della commissione nazionale lavoro autonomo, e alla quale erano presenti il segretario del Sugc Claudio Silvestri, la vicesegretaria e componente della Commissione nazionale lavoro autonomo Roberta De Maddi,  il consigliere Antonio Vuolo, i segretari provinciali Marzio Di Mezza, Antonella Monaco e Amedeo Picariello, il consigliere nazionale della Fnsi Gerardo Ausiello. Durante l’incontro è stata evidenziata l’importanza della riapertura del tavolo sull’equo compenso, che ha avuto un nuovo stop con la caduta del Governo, ma anche la necessità immediata di creare un fronte comune e compatto per affrontare in maniera più efficace il confronto con l’editore. I lavoratori hanno confermato lo stato di agitazione e si sono dichiarati pronti a nuove forme di protesta.

Agcom, al via un’indagine per mappare l’ecosistema digitale

Il ruolo svolto dalle piattaforme online nell’economia digitale, amplificato dalla pandemia, segna cambiamenti senza precedenti nei processi economici, nella rappresentazione delle istanze pubbliche e politiche, negli usi e nei costumi privati dei cittadini a livello globale. È in questo scenario che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva che mapperà l’ecosistema digitale in tutte le sue componenti e in relazione al quadro normativo nazionale e internazionale. Relatrici della delibera che dà il via all’iniziativa, approvata all’unanimità dal Consiglio, sono le commissarie Laura Aria e Elisa Giomi.

«L’attenzione dell’intera comunità internazionale in materia – spiega una nota dell’Agcom – è ormai particolarmente elevata, anche alla luce delle recenti proposte normative e di policy della Commissione Europea (pacchetto Digital Services Act e Digital Market Act) che per prima ha richiesto regole ad hoc per attribuire maggiori responsabilità alle piattaforme online. La finalità dell’indagine è doppia: testare una metodologia per la ricognizione sistematica delle criticità che emergono dall’evoluzione continua dei servizi erogati dalle piattaforme online, e al tempo stesso svolgere una analisi comparativa degli ordinamenti giuridici internazionali, che metta l’Autorità in condizione di affrontare le nuove sfide poste dall’ecosistema digitale».

Quattro le fasi dell’indagine: mappatura dei ‘servizi infrastrutturali’ esistenti sul mercato (motori di ricerca, social network, servizi di geolocalizzazione ecc.); individuazione delle problematiche generate ‘da’ o associate ‘a’ ciascuna tipologia di servizio; rappresentazione sinottica dell’attuale quadro normativo nazionale europeo e internazionale; comparazione degli interventi legislativi, regolamentari o giurisprudenziali attualmente in vigore a livello internazionale e selezione, per ciascuna delle problematiche individuate, delle best practices in materia. L’indagine conoscitiva sui servizi offerti dalle piattaforme online avrà la durata di 180 giorni.

«Un contributo di Agcom al dibattito pubblico che mira a fornire una solida base conoscitiva per i policy makers e che cade in concomitanza con la Giornata Internazionale per la sicurezza in rete, ‘Safer Internet Day’, istituita dall’Unione Europea nel 2004 per promuovere un uso consapevole di internet», conclude l’Authority.

Collaboratori del Mattino in stato di agitazione: «Azienda riveda decisioni»

Dopo l’ennesimo taglio dei compensi da parte del Mattino di Napoli, i collaboratori della provincia di Salerno ai quali si sono aggiunti anche quelli delle altre province scrivono all’azienda chiedendo di tornare sui propri passi e proclamano lo stato di agitazione. “Chiediamo una revisione delle decisioni assunte e chiediamo l’apertura anche di una discussione intorno al futuro di questo “pezzo” di Mattino che siamo tutti noi collaboratori”, scrivono. Il Sindacato dei giornalisti, che ha fatto richiesta di incontro all’azienda, sarà al loro fianco in ogni sede per la tutela della loro dignità e del loro lavoro. Nei prossimi giorni sarà organizzata un’assemblea sul lavoro autonomo e sulle iniziative da intraprendere nella vertenza.

LA LETTERA DEI COLLABORATORI
Il quarto taglio operato in pochissimo tempo ai nostri compensi, già minimal, costituisce un ulteriore depauperamento di quella dignità del lavoro che da sempre proviamo, e con fatica, a tenere alta con il nostro impegno quotidiano. La crisi dell’azienda, addotta quale giustificazione di una misura di tal genere, è una crisi anche nostra. Anzi, per noi è una crisi doppia, che diventa tripla per i collaboratori della provincia. Il taglio costituisce infatti la scure con cui ci avete saettato​ in un momento che già è di per sé di difficoltà, considerando che i nostri “guadagni” (?) sono estremamente ridotti. Se in ogni luogo si prova a tutelare i lavoratori dalla pandemia, dai licenziamenti, dalla riduzione del lavoro in generale, nel nostro caso non solo non siamo tutelati ma si fa pesare sull’elemento più debole la crisi stessa. Inoltre si opera una differenziazione tra collaboratori della provincia e quelli di Napoli. Ecco la terza beffa che si aggiunge.

Siamo giornalisti senza tutele e pienamente nelle mani di un editore che, nei fatti, taglia come vuole, quando vuole e quanto vuole. Uno stato di cose che non tutela minimamente i collaboratori, pur lavorando ogni giorno con quell’impegno e quella dedizione che rappresentano il cuore pulsante della credibilità del nostro giornale. Ed è grave che tutto ciò accade anche in un momento di rischi altissimi per la nostra salute, rischi che corriamo per rendere informazioni corrette, precise, diffuse ai cittadini e quindi al nostro giornale. Sì, il nostro giornale, perché noi, al di là di tutto lo sentiamo tale. Lo sentiamo NOSTRO. Ma non sentiamo da parte dell’editore lo stesso senso di appartenenza e rispetto verso di noi, la nostra professionalità, le nostre persone.

Siamo consci che è fondamentale cambiare le regole di questo lavoro o saremo sempre “merce” per gli editori. Ciò che accade a noi del Mattino non è poi così distante da ciò che accade anche ad altri. Ma fino a quando potrà accadere? ​ Fino a quando non si riconoscerà questo come lavoro da strutturare concretamente all’interno di un’azienda a cui tantissimi di noi appartengono anche da molti e molti anni? Come pensiamo che giovani leve possano avvicinarsi?

Chiediamo quindi una revisione delle decisioni assunte e chiediamo l’apertura anche di una discussione intorno al futuro di questo “pezzo” di Mattino, che siamo tutti noi collaboratori. Coloro che ogni giorno sono sui territori, coloro che ogni giorno incontrano ed ascoltano le persone consentendo al NOSTRO quotidiano di essere radicato ed autorevole. Se siamo autorevoli noi, con il nostro impegno, che auspichiamo riconosciuto anche sul piano economico, lo è anche il giornale, lo è anche la testata, lo sono anche i redattori, lo è anche l’editore. In un momento di assenza totale di credibilità della politica, ma anche di una parte dell’informazione, vogliamo lavorare per essere diversi, grazie a quell’impegno che da sempre ci contraddistingue, ma che, evidentemente, non ci vuole essere riconosciuto.

Inpgi, equo compenso, carcere e bavagli, Lorusso: «Bene il premier Conte, ora soluzioni in tempi brevi»

«Le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulle questioni più urgenti per il mondo dell’informazione, pronunciate nel corso della conferenza stampa di fine anno, sono incoraggianti. L’auspicio è che i tavoli aperti possano portare a soluzioni in tempi brevi». Lo afferma il segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso.

«Il premier – aggiunge – conferma la volontà del governo di mettere in sicurezza l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani salvaguardandone l’autonomia, senza alimentare ipotesi suggestive, ma attraverso un processo di allargamento della platea degli iscritti ai comunicatori e misure di rafforzamento, su cui è in corso il confronto fra presidenza del Consiglio, ministeri competenti, Inpgi e Fnsi. Allo stesso modo, va affrontato il problema della lotta al precariato e della definizione dell’equo compenso per i giornalisti lavoratori autonomi, oggetto di discussione fra il sottosegretario con delega all’editoria, Andrea Martella, Fnsi e Fieg, sul quale si attendono le prime risposte entro febbraio».

Per il segretario Fnsi, «analoga accelerazione è auspicabile per l’approvazione dei progetti di legge per contrastare le querele bavaglio e cancellare il carcere per i giornalisti. Si tratta di proposte ferme in parlamento. Le stesse Camere non possono più rimandare la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo. Su questi temi non sono irrilevanti la volontà politica e l’impulso del governo. Per questo – conclude – la Federazione nazionale della Stampa italiana continuerà a portare avanti le istanze della professione con spirito costruttivo in tutti i tavoli di confronto per favorire le soluzioni».

La Città di Salerno, i vuoti di memoria del nuovo direttore

di Clemy De Maio*
Un conto è fare scelte personali, di cui ognuno risponde alla propria coscienza, altro conto è manipolare la realtà dei fatti. Peggio ancora se questa mistificazione arriva dalle colonne di un giornale, con il risultato di trarre in inganno chi lo legge. È quello che fa questa mattina il nuovo direttore de “la Città”, Tommaso Siani, rivendicando nel suo editoriale 25 anni di storia del giornale e fingendo di dimenticare che con quella storia professionale e umana il quotidiano che ora dirige non ha nulla in comune. I “valorosi e straordinari colleghi” a cui fa riferimento sono quelli che nel febbraio del 2019 sono stati estromessi dalla redazione, con una procedura che solo pochi giorni fa il giudice del lavoro ha giudicato illegittima. Quella mattina i giornalisti de “la Città” trovarono la porta della sede chiusa, l’editore sospese le pubblicazioni affermando di non essere più in grado di sostenerne i costi e tuttavia, il 2 marzo, il giornale tornò in edicola sotto l’ombrello di una nuova sigla societaria ma con altri giornalisti. Tommaso Siani è l’unico del vecchio corpo redazionale ad essere transitato dalla vecchia alla nuova Città, l’unico ad essere stato riassunto mentre per gli altri iniziavano i mesi di cassintegrazione prima e di disoccupazione poi.
Sui passaggi societari che hanno segnato quell’operazione editoriale c’è un’indagine della Procura, su cui non è certo questa la sede per soffermarsi. Quello che preme ricordare è che la storia de “la Città” nata nel 1996 e chiusa nel febbraio del 2019 non è quella del quotidiano oggi in edicola. È stata una bella storia, fatta di dignità, indipendenza, rapporti umani e amore vero per la professione. Oggi che il rapporto fiduciario con l’editore si palesa nella nomina a direttore, Siani avrebbe potuto semplicemente non farvi cenno. Scegliendo di rivendicarla, per trasporla tout court nella nuova esperienza professionale, impone a chi l’ha vissuta l’onere di ricordargli che quella storia, da quasi due anni, non è più la sua.
*segretario provinciale SUGC Salerno

Conte: «Garanzia pubblica impossibile per l’Inpgi, lavoriamo per allargare la platea»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte conferma la disponibilità del governo a mettere in sicurezza l’Inpgi. Lo fa durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, ribadendo i vincoli di legge e l’impossibilità di qualsiasi sostegno diretto e indiretto ad una Cassa previdenziale privatizzata quale è l’istituto di previdenza dei giornalisti, e dunque l’impossibilità di perseguire l’idea di una ‘garanzia pubblica’ per l’Ente, ma anche auspicando «che si allarghi la base della platea contributiva ai comunicatori e si riesca a costruire un equilibrio finanziario ed economico che – afferma – consenta all’Inpgi di camminare con le gambe proprie. Dobbiamo lavorare insieme».

Introducendo la conferenza stampa, aperta da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del Covid e in solidarietà dei loro familiari, Conte tocca poi alcuni temi di rilievo per la professione, dalle querele bavaglio, all’abolizione del carcere per i cronisti, fino alla definizione dell’equo compenso per i lavoratori autonomi, ribadendo l’apertura dell’esecutivo al confronto e a lavorare con i rappresentanti della categoria.

Se sull’equo compenso il premier esprime la consapevolezza che si tratta di «una questione molto complicata» e che «complici anche le difficoltà dello scenario macroeconomico, purtroppo si sta diffondendo sempre più il precariato», riguardo al carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa «si tratta – rileva – di trovare un punto di equilibrio fra il diritto fondamentale alla manifestazione del pensiero e un grumo di diritti di pari dignità costituzionale».

E ricordando, infine, che su iniziativa della ministra Lamorgese e del sottosegretario Martella è stato riattivato l’Osservatorio del Viminale sulle minacce ai cronisti, tema che «seguiamo con grande attenzione», Conte conclude osservando che sulle querele bavaglio «ci sono varie iniziative parlamentari ed è giusto si trovi una sintesi: il governo è disponibilissimo a dare il suo contributo».

Lorusso: «I tagli all’editoria non profit bavaglio alla democrazia»

di Roberto Ciccarelli*

Una serie di norme di difficile decifrazione nei decreti «ristori» e poi la bocciatura di un emendamento nella legge di bilancio sul rinvio del taglio ai contributi pubblici per l’editoria non profit e cooperativa che colpisce, tra gli altri, il Manifesto. Per il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso questo è «un provvedimento grave che conferma quello che avevamo capito da tempo. Esiste un disegno chiaro portato avanti da una parte importante di questo governo: ridurre il pluralismo dell’informazione, cominciando a fare sparire le voci delle minoranze, delle differenze, dei territori che non hanno altra voce. È cominciato con il primo governo Conte e sta continuando con quello attuale».

In questa crisi il governo sostiene l’’conomia, poi parla di «editoria 5.0», ma non elimina i tagli al non profit. Cosa fare per mettere ordine in questo caos?
Una riforma strutturale del settore è fondamentale. Il percorso intrapreso dal sottosegretario all’editoria Martella è incoraggiante. Detto questo però ci troviamo a commentare una legge di bilancio dove la montagna ha partorito il topolino. Il presidente del consiglio Conte, in occasione degli stati generali, ha riconosciuto pubblicamente il ruolo della stampa in questi mesi di pandemia. Ora serve una chiara volontà politica che riconosca nei fatti, e non solo a parole, il ruolo costituzionale che tutta l’informazione sta svolgendo e continuerà a svolgere in futuro nella formazione di un’opinione pubblica consapevole contro la diffusione delle fake news. Serve la stessa volontà che il governo, in una notte, è riuscito a trovare per inserire un emendamento «ad aziendam» per evitare la possibilità di una scalata a Mediaset. È giusto tutelare le aziende italiane. Ci aspettiamo la stessa determinazione per affrontare le criticità di tutto il settore, tutelando i diritti e le libertà. Tagli e bavagli non ci devono essere e vanno eliminati.

Equo compenso e lotta al precariato, cancellazione del carcere per i cronisti, contrasto alle querele bavaglio, riforma della Rai. A che punto è il confronto?
Sull’equo compenso e il lavoro mi auguro che entro febbraio il tavolo con governo e editori adotterà maggiori tutele per chi affronta retribuzioni inadeguate. Sul resto purtroppo siamo su un binario morto. È un film visto in altre legislature. In quella precedente la norma sulle querele bavaglio si è fermata dopo quattro letture al Senato. Ora è ancora lì, prevede la cancellazione della custodia carceraria, sollecitata dalla Corte costituzionale. La Rai è scomparsa dall’orizzonte. Presumo che, alla scadenza dell’attuale governance, si procederà con un’altra nomina del governo. Lo sganciamento del servizio pubblico dall’influenza del governo resterà sul tavolo.

Con un rosso da 250 milioni di euro la situazione dell’Inpgi è drammatica. In legge di bilancio il termine per l’eventuale commissariamento è slittato al 30 giugno 2021. E dopo?
Insieme allo slittamento, il governo ha riconosciuto il rimborso della spesa degli ammortizzatori sociali. È un atto di buona volontà e lo apprezziamo. Ma illudersi che basti significa pensare di fare le nozze con i fili secchi. Servono provvedimenti strutturali che permettano di allargare la platea degli iscritti. I comunicatori per il momento sono usciti dal tavolo. Il lavoro è l’unico carburante per tenere in piedi qualsiasi previdenza, se non c’è l’uno non c’è l’altra.

È stata proposta una garanzia pubblica per l’Inpgi. È realizzabile?
Se lo Stato deve ripianare il suo disavanzo ogni anno credo che questo non sia previsto dalla legge. L’unica garanzia pubblica possibile sarebbe quella che porta all’assorbimento dell’Inpgi nell’Inps dopo un periodo di commissariamento. Si possono immaginare altre forme di garanzia pubblica, ma questo presuppone una volontà politica che non si intravede. La dovrebbero esprimere un governo e un parlamento che hanno bocciato l’emendamento che rinvia di un anno il taglio all’editoria. Mi auguro che al tavolo dedicato si trovino le misure per garantire il Welfare e pagare le pensioni.

*L’intervista al segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, è pubblicata sull’edizione del Manifesto di martedì 22 dicembre 2020 e sul sito web del quotidiano.

Lotta al precariato e Inpgi, Fnsi: «Sì ai tavoli con il governo, ma pronti alla mobilitazione»

La Federazione nazionale della Stampa italiana prende atto della dichiarata volontà del governo di giungere in tempi brevi a soluzioni negoziate su lotta al precariato, equo compenso e messa in sicurezza dell’Inpgi. La giunta esecutiva e la Consulta delle Associazioni regionali di Stampa hanno condiviso con il segretario generale Raffaele Lorusso la volontà di arrivare a risultati soddisfacenti, attraverso il confronto costruttivo con gli editori e lo stesso governo.

Il sostegno pubblico al settore è indispensabile e imprescindibile, ancor più in una situazione di difficoltà resa drammatica dalla pandemia. Allo stesso tempo, è auspicabile che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il governo trovino il coraggio, mancato fino ad oggi, per dar seguito alle dichiarazioni di intenti, mettendo in campo provvedimenti concreti per tutelare e rafforzare il mercato del lavoro. La dignità delle persone, la lotta alle diseguaglianze, il diritto a un’equa retribuzione non possono essere temi buoni soltanto per i convegni e i talk show, ma richiedono una chiara volontà politica per adottare interventi mirati e risolutivi.

Con la stessa celerità e la stessa determinazione con cui vengono messe a punto e sostenute norme “ad aziendam”, nonostante i rilievi dell’Unione europea, da parlamento e governo è lecito attendersi un’accelerazione su proposte di legge e provvedimenti che riguardano il settore nel suo complesso – dalla cancellazione del carcere per i cronisti al contrasto alle querele bavaglio, fino alla riforma del servizio pubblico radiotelevisivo  – da tempo in discussione e finiti su un binario morto.

Lo stesso discorso vale per la messa in sicurezza dell’Inpgi. Nel dare atto al governo di aver espresso la disponibilità a intraprendere un percorso graduale e condiviso di messa in sicurezza dei conti dell’Istituto, con provvedimenti da inserire già nella prossima legge di Bilancio e sgombrando il campo da equivoci legati a presunte garanzie pubbliche, peraltro vietate dalla legge, la Fnsi sarà al fianco del gruppo dirigente dell’Inpgi nella battaglia per l’autonomia, presupposto indispensabile per garantire la libertà di informazione.

Alla parole devono seguire i fatti. Il primo banco di prova, da questo punto di vista, sarà il mercato del lavoro. L’impegno del governo ad adottare un provvedimento sul contrasto al precariato nel caso in cui le parti sociali non trovassero un accordo entro il prossimo 15 febbraio dovrà essere mantenuto. Ulteriori rinvii e perdite di tempo richiederanno la messa in campo di tutte le azioni di mobilitazione e di lotta.

Comportamento antisindacale, condannato editore della Città di Salerno

È stato accolto in pieno il ricorso per comportamento antisindacale presentato dal Sindacato unitario giornalisti della Campania in seguito all’operazione che portò a licenziamento di tutti i giornalisti e i poligrafici della Città di Salerno. Nel febbraio del 2019 i venti dipendenti furono messi alla porta da Edizioni Salernitane Srl, ma dopo pochi giorni il giornale tornò in edicola e con un’altra redazione con un’altra società che faceva riferimento agli stessi editori. Il giudice del lavoro del Tribunale di Salerno Antonio Cantillo ha accolto in pieno la ricostruzione fatta dall’avvocato del SUGC Luigi De Martino e ha dichiarato “la condotta antisindacale” dell’editore nel trasferimento del ramo d’azienda, non avendo correttamente informato il sindacato senza dare ai lavoratori le necessarie garanzie previste dalla legge. «Quella del giudice del lavoro è una decisione importante – affermano Raffaele Lorusso e Claudio Silvestri, segretario generale della Fnsi e segretario del Sugc – che ripristina la verità su un episodio scandaloso e su operazioni spregiudicate fatte in spregio dei diritti dei lavoratori. Operazioni sulle quali, a seguito di un dossier presentato dal Sugc, indaga anche la Procura di Salerno. Nel 2019 fu lo stesso Congresso della Stampa italiana a chiedere un intervento forte sulla questione della Città. La battaglia di quei lavoratori, tuttavia, non finisce qui, il Sindacato continuerà ad affiancarli in ogni sede»

IL DECRETO

Comportamento antisindacale, condannato l’ad di Citynews

La giudice del lavoro del Tribunale di Napoli, Maria Pia Mazzocca, ha condannato per comportamento antisindacale l’amministratore delegato di Citynews Spa, Luca Lani. In una mail indirizzata ai giornalisti del gruppo il 15 luglio 2020, Lani aveva attribuito alla Fnsi, che pochi mesi prima aveva dato formale disdetta al contratto di lavoro sottoscritto con l’Uspi – di cui lo stesso Lani è vicepresidente – la responsabilità di una serie di «effetti nefasti per l’azienda», scrivendo, fra l’altro, che l’azienda «per colpa del sindacato non potrà più assumere, non potrà dare aumenti salariali e sarà costretta a tagliare il budget». Accusando, inoltre, la Fnsi di danneggiare la categoria e inducendo alla costituzione di un’associazione sindacale di comodo da contrapporre al sindacato dei giornalisti.

Tutto questo, si legge nel decreto di accoglimento del ricorso presentato dal Sindacato unitario dei giornalisti della Campania, assistito dagli avvocati Luigi De Martino e Bruno Del Vecchio, usando «espressioni che in maniera evidente travalicano i limiti del diritto di critica ed integrano pertanto una condotta antisindacale».

Non solo. «Definire “un sindacato come non rappresentativo e dannoso” e indurre la costituzione di un nuovo sindacato interno che ne facesse da contraltare – prosegue la giudice – integra la violazione dell’art. 17 dello Statuto dei Lavoratori rubricato “Sindacati di comodo”, il quale così stabilisce: “È fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori”».

Viene, in sintesi, contestato all’ad di Citynews di avere, con la sua comunicazione ai lavoratori, leso il bene dell’esercizio dell’attività sindacale e incitato, mettendo persino a disposizione i mezzi aziendali, la creazione di un nuovo gruppo di rappresentanza dei lavoratori.

Per questi motivi, la giudice ha dichiarato nulla, «integrando l’ipotesi di cui all’art 28 della legge 300/70, la comunicazione del 15 luglio 2020 dell’amministratore delegato dott. Luca Lani, i cui effetti non possono pertanto ritenersi esauriti», e ordinato alla società di rimuovere la mail.

Nel decreto viene inoltre inibito al datore di lavoro di effettuare indagini sulle opinioni sindacali dei lavoratori; di pubblicare i nomi degli iscritti al sindacato; di promuovere, sostenere e costituire associazioni sindacali di comodo; di denigrare il sindacato di fronte agli iscritti o aderenti e, comunque, di fronte alla redazione giornalistica di Citynews.

La giudice ha infine condannato Citynews, oltre al pagamento delle spese di lite, a pubblicare il decreto di accoglimento dei ricorso, a cura e spese della società, per tre giorni consecutivi, sia nella homepage di tutte le testate del gruppo, sia sulla home page del sito web Citynews.it, utilizzando i caratteri previsti utilizzati per le comunicazioni ordinariamente pubblicate.

«Si tratta – dicono Raffaele Lorusso e Claudio Silvestri, segretario generale della Fnsi e segretario del Sugc – di una sentenza esemplare, che fa giustizia dei tentativi dell’editore di Citynews di portare un attacco alla Fnsi, “colpevole” di aver dato la disdetta ad un contratto non correttamente applicato e di pretendere che aziende come Citynews riconoscano ai propri giornalisti il contratto Fieg-Fnsi, in ragione delle dimensioni, della diffusione sul piano nazionale e del numero dei dipendenti. Questo provvedimento è una lezione anche per chi, a cominciare dall’Uspi, pensa di aggirare la corretta applicazione del contratto di lavoro giornalistico attraverso la sottoscrizione di pseudo-accordi con sindacati di comodo, creando danni ai colleghi».