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Inpgi, il Cda approva la riforma: innalzamento dell'età pensionabile

Via libera del Consiglio di amministrazione dell’Inpgi alla manovra di riequilibrio e di messa in sicurezza dei conti dell’Istituto. Il provvedimento ha ottenuto 9 voti a favore, 2 contrari e un astenuto. Partendo dalla presa d’atto del progressivo aggravarsi della crisi del settore dell’editoria, con la perdita di posti di lavoro e il ricorso sempre più massiccio agli ammortizzatori sociali, che ha fatto registrare una grave sofferenza della gestione previdenziale, la delibera introduce interventi in materia di entrate contributive, con un aumento delle aliquote a carico di lavoratori attivi (nella misura dello 0,50 per cento) e delle aziende editoriali (0,53 per cento, oltre all’1 per cento a decorrere dal primo gennaio 2016, già previsto dalla manovra del 2011). Per gli attivi vengono inoltre riviste le aliquote di rivalutazione delle pensioni. L’età pensionabile degli uomini passa a 66 anni dal 2016. La stessa norma andrà a regime per le donne dal primo luglio 2020: è stato introdotto un meccanismo progressivo di innalzamento di un anno ogni diciotto mesi. Una progressione di 18 mesi è prevista anche per l’aumento dell’età per l’accesso alla pensione di anzianità: dagli attuali 62 anni con 35 anni di contributi si passerà a 62 anni con 40 anni di contributi, che andrà a regime il primo gennaio 2022. Fino al 31 dicembre 2021 sarà possibile accedere alla pensione di anzianità con 40 anni di contributi a prescindere dall’età. Vengono comunque introdotte clausole di salvaguardia per le pensioni di anzianità e di vecchiaia in favore di colleghi e colleghe coinvolti in stati di crisi o che hanno sottoscritto accordi individuali o collettivi: in presenza di determinate condizioni, vengono mantenute le attuali regole per un periodo massimo di due anni. La delibera prevede anche un contributo di solidarietà, progressivo per scaglioni di reddito e con durata limitata a cinque anni, a carico delle pensioni in essere: si va da un minimo dello 0,5 per cento al 18 per cento per le pensioni superiori ai 195mila euro. Nessun contributo sarà dovuto dai pensionati con un assegno annuo fino a seimila euro lordi (l’equivalente della pensione sociale). Ritoccata anche l’indennità di disoccupazione: sarà ridotta del 5 per cento mensile dal 181esimo al 450esimo giorno (dal settimo al 15esimo mese) e del 50 per cento dal 451esimo giorno al 720 giorno (dal 16esimo al 24esimo mese). La manovra passa ora all’esame dei ministeri dell’Economia e del Lavoro per l’approvazione definitiva.
Il Cda dell’Istituto ha inoltre approvato all’unanimità gli sgravi contributivi triennali per le assunzioni a tempo indeterminato: la norma entrerà in vigore dopo l’ok dei ministeri vigilanti. Verranno inoltre ridotte del 10 per cento le indennità di carica del presidente, dei consiglieri di amministrazione e dei sindaci.

“La riforma varata oggi – ha commentato il Presidente dell’Inpgi Andrea Camporese – appare inevitabile sul piano del rispetto delle norme di legge e della tutela stessa degli interessi degli iscritti. La drammatica crisi occupazionale del settore, che perdura da sette anni, ha subito una ulteriore fortissima accelerazione nell’ultimo triennio con un indice di perdita di posti di lavoro sei volte superiore a quello registrato nel Paese. I richiami dei Ministeri Vigilanti, della Corte dei Conti, del Collegio Sindacale, inevitabilmente hanno registrato un forte deterioramento della sostenibilità prospettica a causa di elementi totalmente esogeni alla gestione dell’Istituto.
A partire da questi elementi di quadro, che richiamano ad una forte responsabilità le parti sociali e l’Inpgi stesso, la riforma inviata ai Ministeri Vigilanti arriva al termine di una profonda analisi da parte del Cda. L’ampiezza del ventaglio degli interventi, la distribuzione dei sacrifici, la forte garanzia di transizione attraverso le clausole di salvaguardia, il mantenimento di un sensibile vantaggio rispetto alle norme in essere nel sistema pubblico, testimoniano di uno sforzo evidente di garantire sostenibilità e adeguatezza. Le analisi attuariali, redatte in forza di legge, in base ai parametri forniti dai Vigilanti, dal professor Marco Micocci, evidenziano come le misure adottate ‘colgono nell’obiettivo di ripristinare l’equilibrio tecnico attuariale e la sostenibilità dell’Istituto. Il patrimonio non si azzera mai e le prestazioni promesse agli iscritti possono essere tutte onorate’.
Un neo assunto, a parità di contribuzione con il sistema generale, riceverà un assegno di pensione superiore del 28 per cento, nonostante l’intervento varato. Un disoccupato, nonostante la limatura dell’assegno che costituisce la misura di gran lunga meno severa dell’intero impianto riformatore, riceverà una integrazione al reddito doppia rispetto al sistema generale. Il contributo straordinario e temporaneo richiesto ai pensionati, circa 20 euro netti al mese per una pensione di 60 mila euro lordi di pensione, si colloca in un contesto generale di sacrificio a sostegno del destino complessivo della categoria.
Spiace la nota emessa da Fieg, nella quale pur apprezzando lo sforzo generale non si ritiene di esprimere un parere definitivo, in ogni caso è dovere dell’Istituto mantenere aperta la disponibilità al confronto in vista di ogni azione positiva a favore del sistema.
È di notevole importanza anche la delibera assunta, sottoposta all’approvazione dei Ministeri Vigilanti, che mira a far accedere tutti i datori di lavoro agli sgravi contributivi concessi dallo Stato per le assunzioni a tempo indeterminato. Si tratta di agevolazioni molto importanti, che arrivano fino a 8 mila euro annui per tre anni, che vanno nella tanto auspicata direzione della crescita della platea dei giornalisti attivi.
Sento di dover ringraziare i colleghi del Cda per l’impegno e la serietà profusi in molti mesi di analisi e simulazioni che hanno portato ad una sostanziale condivisione della riforma con la sola eccezione del contributo posto a carico dei pensionati che ha portato al dissenso di due consiglieri.
Ringrazio il rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri che non solo ha votato a favore della riforma, ma ha anche sostenuto nel suo intervento che questo è solo il primo passaggio di un intervento riformatore complessivo del sistema. Su questo argomento il Consiglio di amministrazione ha approvato, all’unanimità, un ordine del giorno sulle opportune riforme legislative che l’Inpgi propone”.
In un quadro generale di necessaria e inevitabile revisione delle prestazioni – affermaRaffaele Lorusso, segretario generale della FNSI – la manovra raggiunge l’obiettivo dell’equità, della sostenibilità e, soprattutto, della serietà e della responsabilità. Le misure riguardano infatti la categoria nel suo complesso: tutti sono chiamati a fare sacrifici per salvaguardare l’autonomia dell’ente previdenziale. L’Inpgi ha sostanzialmente recepito le osservazioni allegate al parere favorevole espresso dalla giunta esecutiva della FNSI, salvaguardando soprattutto i colleghi e le colleghe di aziende in crisi. Particolare importanza riveste per il sindacato la previsione di criteri di gradualità e di progressività che eviteranno il fenomeno degli esodati. Ispirate a principi di equità e sostenibilità sono poi le clausole di salvaguardia in favore delle giornaliste e per coloro che raggiungeranno i 40 anni di contribuzione entro il 2021. Il contributo di solidarietà a carico delle pensioni in essere, contestato da una minoranza rumorosa di pensionati, alla fine si riduce in un prelievo progressivo di poche decine di euro, ma introduce un elemento di solidarietà intergenerazionale in favore del quale si sono espressi molti colleghi oggi in pensione, come dimostrano ben due ordini del giorno responsabilmente approvati dall’Unione nazionale giornalisti pensionati. Un piccolo sacrificio viene imposto anche ai trattamenti di disoccupazione: non va però dimenticato che il regime garantito dall’Inpgi resterà di gran lunga più favorevole di quello previsto dal sistema generale. Anche il cda ha voluto fare la sua parte, approvando il taglio del dieci per cento delle indennità del presidente e dei consiglieri, che diventerà operativo dopo il via libera del consiglio generale, competente per statuto. È poi significativo che, nella stessa riunione, siano stati approvati gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Soltanto la ripresa dell’occupazione potrà infatti assicurare agli istituti della categoria una sostenibilità nel lungo periodo. Necessari, in tal senso, saranno interventi mirati sulle leggi di sistema per mettere al passo con i tempi l’intera categoria. Il mondo è cambiato e bisogna prenderne atto. Si rassegnino quanti – con il solo obiettivo di salvaguardare le proprie rendite di posizione o per mero tornaconto elettorale – continuano a ragionare con le categorie di un’altra epoca storica, vendendo illusioni a quanti aspirano legittimamente a entrare nel mondo del lavoro o, peggio ancora, strizzando l’occhio alla parte più reazionaria delle aziende editoriali”.
Chi volesse approfondire trova qui la sintesi degli interventi di riforma adottati dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi nella seduta del 27 luglio 2015 e trasmessi per l’approvazione di legge ai ministeri vigilanti.
Qui invece il link al Regolamento delle prestazioni (come modificato dalla delibera approvata)

Diffamazione, Lorusso: passo in avanti, ma restano criticità

Via libera dalla Camera alla legge che modifica le norme sulla diffamazione, la diffamazione a mezzo stampa e l’ingiuria. Con 295 voti favorevoli, 116 astenuti e 3 contrari, l’aula ha approvato il testo che passa ora nuovamente al Senato. Mai più carcere per i giornalisti in caso di diffamazione, dunque, ma solo pene pecuniarie. In compenso, viene introdotto l’obbligo di rettifica senza commento a favore dell’offeso.
“La cancellazione del carcere per i giornalisti riporta l’Italia nel consesso delle grandi democrazie”, afferma Raffaele Lorusso, segretario generale della FNSI, commentando a caldo la notizia dell’approvazione, da parte della Camera, del ddl sulla riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa. “Si tratta di un bel balzo in avanti che cancella una vergogna durata troppo tempo – osserva Lorusso – È altresì apprezzabile il compromesso raggiunto sul contrasto al fenomeno delle querele temerarie, che rappresenta una forma indiretta di intimidazione all’esercizio del diritto di cronaca. Restano, comunque, alcune criticità. A cominciare dalla previsione dell’obbligo di rettifica senza risposta e senza commento. Così com’è formulata, infatti, la norma rischia di diventare fonte di contenzioso giudiziario sulle modalità di applicazione, oltre che un ostacolo all’esercizio del diritto di cronaca, soprattutto nelle testate più piccole. L’approvazione di questa riforma poteva inoltre essere l’occasione per istituire il Giuri per la correttezza dell’informazione, a garanzia e tutela dei cittadini nell’ottica di prevenire il ricorso al contenzioso giudiziario. Si tratta di un passaggio ineludibile, che dovrà essere affrontato in sede di riforma radicale della legge ordinistica, ormai fuori dal tempo e dal mondo perché continua a produrre storture non più sostenibili sia sotto il profilo del governo della professione sia sul mercato del lavoro”.
“È comunque auspicabile – conclude Lorusso – che il Senato approvi in fretta la riforma, magari migliorandola nei punti che appaiono ancora controversi, non certo peggiorandola, o peggio affossandola, come purtroppo è avvenuto in passato, non senza la complicità occulta di una parte della categoria, ogni qualvolta sono state esaminate norme riguardanti la professione giornalistica”.
Approvando la proposta di legge la Camera ha modificando in parte il testo trasmesso dal Senato: sono state soppresse, tra l’altro, la norma in base alla quale è il direttore a rispondere degli articoli non firmati e quella sul cosiddetto diritto all’oblio, il diritto cioè a eliminare dai siti e dai motori di ricerca le informazioni diffamatorie. Diverse, in ogni caso, le novità introdotte: ecco, in sintesi, i punti principali.
Niente più carcere per il giornalista che diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito è però consapevolmente falso, si applica la multa da 10mila a 50mila euro. Alla condanna è associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sarà anche l’interdizione da uno a sei mesi dalla professione.
La rettifica tempestiva e senza commento sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità. Rettifiche o smentite, purché non inequivocabilmente false o suscettibili di incriminazione penale, devono essere pubblicate senza commento e risposta menzionando espressamente il titolo, la data e l’autore dell’articolo ritenuto diffamatorio. Il direttore dovrà informare della richiesta l’autore del servizio. Tempi e modalità della pubblicazione in rettifica variano a seconda dei diversi media. Se però vi è inerzia, l’interessato può chiedere al giudice un ordine di pubblicazione (per il cui mancato rispetto scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro).
Nella diffamazione a mezzo stampa il risarcimento del danno sarà quantificato sulla base della diffusione e rilevanza della testata, della gravità dell’offesa e dell’effetto riparatorio della rettifica. L’azione civile dovrà essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.
Responsabilità del direttore. Fuori dei casi di concorso con l’autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono a titolo di colpa se vi è un nesso di causalità tra omesso controllo e diffamazione, la pena è in ogni caso ridotta di un terzo. È comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l’omessa vigilanza l’interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.
In caso di querele temerarie, il querelante può essere condannato anche al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore della cassa delle ammende. Chi invece attiva in malafede o colpa grave un giudizio civile a fini risarcitori rischierà, oltre al rimborso delle spese e al risarcimento, di dover pagare a favore del convenuto un’ulteriore somma determinata in via equitativa dal giudice che dovrà tenere conto dell’entità della domanda risarcitoria.
“Clausola salvacronisti”: a meno che non si tratti di diffamazione dolosa, quanto pagato dal direttore o dall’autore della pubblicazione a titolo di risarcimento del danneggiato avrà natura di credito privilegiato nell’azione di rivalsa nei confronti del proprietario o editore della testata.
Da oggi anche i giornalisti pubblicisti, e non più solo i professionisti, potranno far valere il segreto professionale da opporre alle eventuali richieste di un giudice nell’intento di tutelare le proprie fonti.
Da oggi, infine, anche le testate giornalistiche online e radiotelevisive rientrano nella legge sulla stampa.
Ultimo punto: ingiuria/diffamazione. Anche per l’ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l’ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica. La pena pecuniaria è aggravata se vi è attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l’ipotesi aggravata dell’offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
 

Uffici stampa federazioni sportive, il giudice applica il contratto giornalistico

Roma, 23 aprile 2015 – Il giudice del lavoro di Roma ha condannato la Federazione Medico Sportiva Italiana a reintegrare una giornalista nell’ufficio stampa perché, nonostante fuorvianti tipologie di contratti di lavoro rinnovati di anno in anno per cinque anni, è stata riconosciuta lavoratrice subordinata con relativa applicazione automatica del contratto di lavoro giornalistico, oltre al pagamento degli arretrati e delle spese processuali.
Si tratta di una sentenza esemplare e al tempo stesso storica che apre la strada ad una nuova fase nella difficile applicazione del contratto di lavoro giornalistico agli uffici stampa. La condanna della Federazione Medico Sportiva Italiana è solo la punta di un iceberg di numerosi casi analoghi all’interno delle Federazioni Sportive Nazionali del Coni. Pur ricevendo finanziamenti pubblici, spesso costringono i colleghi degli uffici stampa a firmare contratti che nulla hanno a che vedere con le tutele professionali e previdenziali.
L’Associazione Stampa Romana invita le Federazioni e il Coni a mettere in regola, sfruttando gli sgravi fiscali, i numerosi giornalisti, professionisti e pubblicisti, che lavorano nei loro uffici stampa.
dal sito stamparomana.it