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Ussi Campania, Zaccaria confermato presidente

Mario Zaccaria è stato confermato nella carica di presidente regionale dell’Ussi Campania, Gruppo ‘Felice Scandone’, per il quadriennio 2021/2025.
Al termine delle votazioni, che si sono svolte a Napoli nella sede del Sugc, il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, in Vico Santa Maria a Cappella Vecchia, sono stati eletti anche i nuovi componenti del consiglio direttivo: tra i professionali Luigi Amati, Luigi Carbone, Diego De Luca, Enrico Deuringer, Andrea Ferraro, Laura Masiello e Pier Paolo Petino; tra i collaboratori Lucio Bernardo, Massimo Sparnelli, Antonio Vuolo e Luigi Zappella.
Il presidente Zaccaria ha espresso la sua soddisfazione per l’alta percentuale di votanti che si sono recati alle urne, nonostante le difficoltà e le limitazioni imposte dalle regole da osservare a causa della pandemia da Covid. “L’ampia partecipazione al voto – ha detto – testimonia l’impegno e la vitalità dell’organismo associativo dei giornalisti sportivi della Campania”.

‘Libertà, diritti, dignità del lavoro’: il 1° maggio evento online della Fnsi

Un primo maggio all’insegna della buona informazione e del diritto dei cittadini ad essere informati. E della consapevolezza che per garantire l’una e l’altro è necessario garantire ai giornalisti diritti e tutele che li mettano in condizione di svolgere nel migliore dei modi il loro lavoro e al settore di ottenere sostegni pubblici adeguati.

È il primo maggio della Fnsi, che quest’anno celebra la Festa dei lavoratori con un webinar, in streaming sulla pagina Facebook del sindacato dei giornalisti (qui il link diretto), con la partecipazione di colleghe e colleghi da tutta Italia.

“Libertà, diritti, dignità del lavoro: informazione precaria, democrazia precaria”: questo il titolo dell’appuntamento, sabato 1° maggio dalle 10.30 alle 12, cui prenderanno parte, fra gli altri, il segretario generale e il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti; Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi; Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai; Anna Del Freo, Mattia Motta, Alessandra Costante, Guido Besana e Daniela Scano, componenti della segreteria della Fnsi.

All’incontro porteranno le loro testimonianze giornaliste e giornalisti precari.

Un museo della Shoah a Bacoli, Silvestri (Sugc): memoria fondamentale per difendere le nostre libertà

Un centro di documentazione permanente per raccontare duemila anni di storia della Napoli ebraica. Ma anche un museo virtuale, con percorsi sensoriali, per “non dimenticare” il dramma vissuto da centinaia di ebrei napoletani vittime delle leggi razziste, di cui almeno una trentina non sono più tornati dal viaggio nell’inferno di Auschwitz. Il progetto è stato presentato ieri, nel giorno con cui si è celebrata la Liberazione dal nazifascismo, presso la Casina Vanvitelliana del Real Parco Borbonico del Fusaro a Bacoli, città che ospiterà il museo e che ospita già il “carro della memoria”, uno dei vagoni merci sui quali gli ebrei napoletani furono trasportati verso i campi di concentramento. Il progetto ideato da Nico Pirozzi con l’associazione “Memoriæ – Museo della Shoah” vedrà il contributo del Comune di Bacoli, della comunità ebraica di Napoli, l’Eav (Ente autonomo volturno), Federazione delle associazioni Italia-Israele e

Claudio Silvestri

il Sindacato unitario giornalisti della Campania che, su proposta del presidente uscente del SUGC e consigliere nazionale della Fnsi, Gerardo Ausiello, ha già contribuito al trasferimento del “carro della memoria” da Salerno a Bacoli. «Siamo qui oggi perché crediamo nel valore della nostra Costituzione antifascista e antirazzista, nata dall’esperienza della Resistenza – ha affermato il segretario del SUGC, Claudio Silvestri durante la presentazione del museo – e nel valore fondamentale della memoria. Il rischio che gli orrori del passato si ripetano è sempre dietro l’angolo. La libertà non è un valore scontato, non lo è in un Paese che è ancora al 41° posto della classifica mondiale sulla libertà di stampa. C’è ancora molto lavoro da fare. La parola che ci deve guidare ancora è Resistenza».

«Nonostante le persecuzioni a cui siamo stati soggetti per secoli – ha detto, dal canto suo, la presidente della Comunità ebraica di Napoli, Lydia Schapirernon ci siamo mai sentiti un corpo estraneo alla città. Questo per dire che il legame con Napoli è sempre stato molto forte. Che ci sia anche un museo a raccontarlo, peraltro proprio a Bacoli, la più ebraica delle città della Campania, ci rende estremamente orgogliosi».

Il museo avrà una sua peculiarità, in quanto sfrutterà tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, attraverso veri e propri tour virtuali nella storia della Comunità partenopea ma anche in quella che è stata la peggiore mattanza del secolo scorso. Da ricordare, attraverso un viaggio fatto per immagini, suoni e sensazioni forti, che vedrà il coinvolgimento di attori e personalità del mondo dello spettacolo, non ci saranno solo le deportazioni degli ebrei, ma anche di centinaia di migliaia di militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, si ritrovarono facile preda dell’ex alleato. A ricordarlo sarà quel carro merci, che tanta angoscia genera in chi lo guarda, sottolinea il rabbino di Napoli, Ariel Finzi. «Sì perché – aggiunge – mi fa venire in mente la figura di Adolf Eichmann, l’architetto della Shoah, che con la sua maniacale ossessione per i dettagli riuscì a pianificare e portare a termine l’assassinio di sei milioni di persone». Il presidente della Federazione delle associazioni Italia-Israele, Giuseppe Crimaldi, ha ricordato che anche l’ambasciata italiana e lo stesso ministero degli Esteri di Israele daranno un contributo al progetto.

Soddisfatti per quel pezzo di memoria di Napoli e dell’intera umanità, che ha trovato casa tra le palme del parco borbonico del Fusaro, il sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, e l’assessore alla Cultura, Mariano Scotto di Vetta, che stanno già pensando alle iniziative da mettere in campo non appena i dati sulla pandemia lo renderanno possibile. Il presidente dell’Ente Autonomo Volturno, Umberto De Gregorio, ricordando il legame con la città di Bacoli dell’azienda di trasporti, ha confermato l’impegno per la realizzazione del museo.

Ospite (essendo alcuni locali del parco utilizzati come centro di vaccinazioni anti Covid), il direttore generale dell’Asl Napoli2 nord, Antonio d’Amore.

Diffamazione, Lorusso: «Dal presidente della Consulta un monito importante. Dal governo nessun segnale per il settore»

Intervistato sull’Annuario 2020 della Consulta, il presidente della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio torna, fra gli altri, sul tema della riforma della diffamazione a mezzo stampa, affrontato dai giudici delle leggi con l’ordinanza n.37 del 2020. Sulla sanzione detentiva per i giornalisti, «ritenuta incompatibile con la nostra Costituzione e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo – ricorda – il termine concesso al legislatore è tuttora pendente (scade il 22 giugno 2021) e sarebbe augurabile che il parlamento manifestasse una maggiore sensibilità per una questione che tocca uno dei fondamentali della democrazia».

Una sollecitazione a rispettare il termine per l’approvazione di una norma abrogativa del carcere per i cronisti che «è un forte richiamo alla responsabilità», rileva Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana. «Purtroppo – osserva Lorusso – sono tanti i provvedimenti che riguardano la professione giornalistica che giacciono in parlamento e sui quali non si registra alcun passo in avanti. Oltre alla cancellazione della pena detentiva, è bloccata la proposta di legge di contrasto alle querele bavaglio e alle liti temerarie. A parole tutti riconoscono il ruolo fondamentale dell’informazione. Nei fatti, governo e parlamento, e i lavori preparatori del Recovery Plan lo dimostrano, hanno cancellato l’informazione e il settore dell’editoria dall’elenco delle priorità».

Per il segretario generale della Fnsi, inoltre, «a parte dichiarazioni generiche non si intravede alcuna volontà di mettere in cantiere provvedimenti per riforme strutturali e per sostenere concretamente il settore nella delicata fase di transizione al digitale. E non si registra alcun segnale sul fronte della difesa del mercato del lavoro e della salvaguardia dei livelli occupazionali, sempre più in caduta libera anche a causa di politiche pubbliche che favoriscono la precarietà».

In definitiva, «serve un cambio di passo – conclude Lorusso – che vada oltre le parole e le buone intenzioni».

Copyright, Lorusso: «Bene il via libera, ora tutele per giornalisti e aziende»

«Il definitivo recepimento della Direttiva europea sul copyright da parte del parlamento è soltanto il primo, importante passo verso una normativa che tuteli gli investimenti delle aziende e il lavoro dei giornalisti, mettendoli al riparo dall’uso improprio che ne fanno gli operatori della rete. L’auspicio è che in tempi brevi si mettano a punto i decreti attuativi che consentano di definire meccanismi di giusta remunerazione sia per le imprese sia per i giornalisti». Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana commenta così il via libera definitivo, in Senato, del disegno di legge di delegazione europea contiene anche le nuove comunitarie in materia di diritto d’autore.

«Questa battaglia, che la Fnsi, insieme con i sindacati dei giornalisti di altri Paesi, ha portato avanti anche in Europa, non mette in discussione la libertà della rete. L’obiettivo – rileva Lorusso – è invece di tutelare i dati personali e garantire la giusta remunerazione del lavoro e degli investimenti. Siamo certi che il governo e il parlamento sapranno cogliere questa sfida».

Rapporto Rsf sulla libertà di stampa, Fnsi: «Il 41° posto dell’Italia risultato anche delle riforme mancate»

In un contesto che vede restringersi sempre più le ‘zone bianche’ della libertà di stampa (quelle dove il giornalismo è a ‘basso rischio’ di ammalarsi), l’Italia si conferma al 41° posto già registrato lo scorso anno. Questo il verdetto per il 2021 che l’annuale World Press Freedom Index di Reporter Senza Frontiere riserva al nostro Paese. «Il giornalismo, principale vaccino contro la disinformazione – si legge nella presentazione del Rapporto – è al momento ostacolato in più di 130 Paesi». E, neanche a dirlo, è spesso la pandemia a condizionare in negativo l’accesso alle notizie e la libertà dei media.

Per quanto riguarda il nostro Paese, «il 41° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa redatta da Reporter Senza Frontiere – rileva il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso – è il risultato della situazione in cui si trovano numerosi colleghi minacciati, alcuni dei quali sotto scorta, e dello stallo in cui versano le proposte di legge di tutela del diritto di cronaca e della professione». Dalla cancellazione della pena detentiva per i giornalisti, peraltro sollecitata dalla Corte Costituzionale, al contrasto alle querele bavaglio, «sono numerose – incalza Lorusso – le proposte di riforma che il Parlamento continua a rinviare. Per non parlare dell’assenza di politiche di sostegno del lavoro regolare e di contrasto al precariato dilagante».

Il risultato, conclude il segretario Fnsi, «è sotto gli occhi di tutti e il Rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere lo fotografa in maniera impietosa: l’informazione italiana è indebolita da problemi strutturali che colpiscono i cronisti e il mercato del lavoro, dove libertà e autorevolezza sono schiacciate dal peso insopportabile della precarietà».

LA LIBERTÀ DI STAMPA NEL MONDO
Il 73% dei 180 Paesi valutati da Reporter Senza Frontiere è caratterizzato da situazioni ritenute ‘gravissime’, ‘difficili’ o ‘problematiche’ per la professione giornalista. Se questa quota di territori dipinti in nero, rosso o arancione sulla mappa del mondo rimane stabile rispetto all’anno scorso, solo 12 Paesi su 180, ovvero il 7%, contro l’8% del 2020, mostrano una ‘buona situazione’: una ‘zona bianca’ che «non è mai stata così ristretta dal 2013», secondo Rsf.

L’EUROPA
Se Paese più virtuoso resta la Norvegia, che mantiene il primo posto per il quinto anno consecutivo davanti a Finlandia, Svezia e Danimarca, e l’Europa rimane la regione più sicura, il Report evidenzia come la Germania scenda in 13esima posizione per via delle «decine di giornalisti attaccati da manifestanti vicini a movimenti estremisti e cospiratori durante le manifestazioni contro le restrizioni anti-Covid», mentre la Francia deve il suo 34esimo posto alle aggressioni e agli arresti legati alle manifestazioni contro il disegno di legge “sicurezza globale”.

L’AMERICA
‘Piuttosto buona’ la situazione dall’altra parte dell’Atlantico, con Giamaica e Costarica che si confermano nella top ten dell’Index. Restano dietro l’Italia gli Stati Uniti (44), dove «l’ultimo anno di mandato di Donald Trump è stato caratterizzato da un numero record di aggressioni (quasi 400) e arresti di giornalisti (130)». Mentre in ‘zona rossa’ si trova il Brasile (111), «dove il presidente Bolsonaro ha fatto del dileggio ai giornalisti il suo tratto distintivo», spiega il Rapporto.

IN CODA ALLA CLASSIFICA
Al 150esimo posto la Russia, che si è adoperata per limitare la copertura delle manifestazioni dei sostenitori di Alexei Navalny.  Ancora più giù Paesi come l’Arabia Saudita (170) o la Siria (173). Qualche piccolo miglioramento, infine, per l’Africa, che resta comunque il continente meno ospitale per i giornalisti, con 6 Paesi negli ultimi 20 posti del ranking.

Consiglio Nazionale Ussi, eletto il Comitato di presidenza

Giornalismo per immagini, coinvolgimento dei giovani e attenzione al panorama femminile nell’informazione sportiva. Questi alcuni dei numerosi argomenti trattati in occasione del Consiglio nazionale Ussi, Gruppo di specializzazione della Fnsi, che si è svolto lunedì 19 aprile 2021 a Roma, al Salone d’Onore del Coni.

Il presidente Gianfranco Coppola, i consiglieri nazionali professionali Marco Bisacchi, Alberto Bortolotti, Mimma Caligaris, Matteo Contessa, Massimo Corcione, Mario Frongia, Roberto Gueli, Antonio Guido, Walter Nerone, Giorgio Palenga, Riccardo Signori (assenti Antonio Fatica, Antonio Lopez, Luca Pozza) e i consiglieri nazionali collaboratori Guido Lo Giudice, Antonio Vece, Franco Vannini, Giuliano Veronesi, Antonio Randazzo (assente Roberto Gabbucci) hanno votato per eleggere i ruoli del nuovo Comitato di presidenza, eleggendo due vicepresidenti professionali, Mimma Caligaris e Riccardo Signori, un vicepresidente collaboratore, Giuliano Veronesi, il segretario generale Guido Lo Giudice e il vicesegretario Generale Mario Frongia.

Il Comitato di presidenza, riunitosi dopo le elezioni, ha affidato il ruolo di vicaria a Mimma Caligaris. Il Collegio dei revisori dei conti ha eletto Giuseppe Di Bella presidente dell’organismo.

Alla riunione era presente il segretario generale aggiunto della Fnsi Vittorio Di Trapani, che è intervenuto sia in avvio di Consiglio, sia successivamente alla votazione, quando si è sviluppata la discussione con gli interventi dei consiglieri.

Durante lo svolgimento del Consiglio nazionale è intervenuto anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che ha portato i suoi saluti e augurato buon lavoro a Gianfranco Coppola e alla nuova dirigenza, auspicando che più giovani e più donne possano accedere al settore giornalistico sportivo e congratulandosi particolarmente con la neo vicepresidente vicaria Mimma Caligaris.

PER APPROFONDIRE
Il resoconto della riunione del Consiglio nazionale dell’Ussi e le foto dell’incontro sono disponibili sul sito web del Gruppo di specializzazione della Fnsi (qui il link diretto).

De Luca querela Repubblica Napoli, Fnsi e Sugc: i colleghi vadano avanti

La Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania esprimono solidarietà ai colleghi della redazione napoletana di Repubblica, querelati dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca per l’inchiesta che il quotidiano ha condotto sulla vicenda degli appalti sui tamponi. Questione sulla quale, tra l’altro, indaga anche la magistratura. Ancora una volta il governatore dimentica che ha il dovere di dare risposte, prima di tutto ai cittadini, sul suo operato. De Luca considera le voci discordanti come un fastidio e le attacca dileggiandole durante i suoi soliloqui sui social. In questo caso ha querelato. Ma i giornalisti di Repubblica, come gli altri colleghi che hanno realizzato inchieste sull’emergenza Covid, hanno fatto solo il loro dovere. È venuto il momento di mettere mano a una legge sulle querele temerarie, diventate ormai lo strumento principale per mettere il bavaglio alla stampa senza alcun costo per chi le utilizza. Ai colleghi di Repubblica il nostro sostegno e l’invito a continuare nel loro lavoro senza farsi intimidire.

Puteolana nega accredito a giornalisti, Sugc e Ussi Campania: una ritorsione

La Puteolana ha rifiutato di accreditare i giornalisti di Cronacaflegrea.it per la partita di calcio contro il Lavello perché non ha gradito gli articoli scritti dal giornale online sugli stipendi non pagati e sullo scarso rendimento della squadra che gareggia in serie D. Si tratta di un atteggiamento gravissimo che colpisce il diritto di cronaca e il diritto dei tifosi di essere informati correttamente. Il presidente non può decidere cosa debba essere scritto sul giornale, se ne deve fare una ragione. E non sarà questa “ritorsione” a fermare il giornale diretto da Gennaro Del Giudice. Il Sindacato unitario giornalisti e l’Ussi Campania scriveranno alla Lega nazionale dilettanti chiedendo un intervento sulla società per il ripristino di rapporti corretti con gli organi di informazione.

Periodici Rcs, il Cdr: «Bilancio in attivo e cassa integrazione? Inaccettabile». Il sindacato al fianco dei colleghi

«Inaccettabile». Questo il giudizio dei giornalisti dei Periodici Rcs sul piano di riorganizzazione presentato dall’azienda che prevede una cassa integrazione al 30 per cento, la dichiarazione di 38 esuberi su un organico di 134 giornalisti e una condivisione trasversale di servizi tra le diverse redazioni. «Una richiesta che mette a rischio non solo la qualità dei nostri giornali ma anche la loro uscita in edicola e la pubblicazione online», rileva in una nota il Comitato di redazione.

«Tutto ciò – incalzano i rappresentanti sindacali – a fronte di un bilancio del Gruppo in attivo, nella totale assenza di un piano di sviluppo industriale e di nuovi progetti che i giornalisti chiedono da tempo. Progetti in grado di fornire strumenti adeguati per affrontare le sfide degli anni a venire, che diano slancio e assicurino una proiezione verso il futuro alle nostre testate. Obiettivi questi che peraltro rendono indispensabili nuove assunzioni di giornalisti, non certo dei tagli. Quello che viene proposto dall’azienda, invece, è una presunta trasformazione digitale che ha come solo fine il perseguimento di logiche di marketing e la presenza sui social. Inutile dire che gli investimenti previsti nei 19 mesi del piano, pari a 1,9 milioni di euro, risultano del tutto inadeguati».

Per il Cdr, inoltre, «se, come è sottolineato nel bilancio, l’offerta informativa dei Periodici Rcs è sempre rimasta accesa nel drammatico periodo della pandemia, che ancora stiamo vivendo, questo è grazie anche alla professionalità dei giornalisti che hanno garantito uscite puntuali e standard di qualità elevati. Elementi che hanno consentito ai nostri giornali di conseguire, nell’anno passato, una performance di mercato migliore rispetto ai competitor».

La sola Periodici, proseguono i rappresentanti sindacali, «non può e non deve pagare una contrazione dei ricavi che incide, come da bilancio, su tutte le componenti del Gruppo. Sono pretese, quelle di Rcs, che aumentano una volta di più l’intollerabile politica di sperequazione tra giornalisti e management aziendale, cui continuano a essere elargiti consistenti bonus, pretese che risultano ancora più stridenti con la previsione di distribuire dividendi ai soci». Tutte ragioni per le quali il Comitato di redazione dei Periodici Rcs «si impegna a non proseguire alcuna trattativa sindacale finché questo piano di riorganizzazione non verrà ritirato».

Per l’Associazione Lombarda dei Giornalisti è «curioso» il quadro che si è delineato con la presentazione da parte di Rcs Periodici dell’allegato D, in cui si delineano i contorni di una “trasformazione” gestita con la richiesta della cassa integrazione (al 30%) e la previsione di quasi una quarantina di fuoriuscite. Mentre il bilancio è in attivo e «il tutto quando, contemporaneamente, il Gruppo ipotizza la distribuzione di dividendi ai soci», rileva il sindacato regionale.

«Siamo di fronte ad un paradosso: mentre si distribuiscono utili, si chiedono sacrifici ai lavoratori», aggiunge l’Assostampa, che «ancora una volta è al fianco del Cdr e dei giornalisti di Rcs Periodici appoggiando, fin da ora, posizioni e iniziative che vorranno mettere in campo per contrastare quella che appare una richiesta spropositata».